T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


31 agosto 2009

Il Paese è reale

Questa mattina in autobus un giovane seduto a leggere il giornale si sente male nel senso che prima lo vedo diventare trasparente e subito perde i sensi. Mentre calpesta il pavimento gridando assurdità del tipo "dove sono le mie orecchie! vedete le mie papille gustative cazzo?" (è chiaramente un pazzo) lancio un'occhiata al giornale che ha appoggiato sul sedile. Sulla prima pagina c'è solo una scritta centrale: "Causa mancanza del personale competenete questo numero del quotidiano è stato redatto dal sottoscritto  Sferrazio Sbiribani iscritto all'ordine dei giornalisti".
Pagina successiva, il titolone:
"Silvio Berlusconi uccide a colpi di pistola tutti i giornalisti del mondo durante la notte. Ha preso farmaci poi si è sparato alla testa, è morto, ma non grave".
Scendo alla prima fermata, entro in un bar, il megaschermo a muro è sulla notizia. Il servizio è di Sferrazio Sbiribani. Scopro che Sbiribani è scampato al massacro perché in quel momento era al gabinetto. Dopo il massacro a quanto pare Berlusconi è andato ugualmente a puttane come se fosse un giorno qualunque. La sua faccia è ancora sorridente. Gli occhi non si vedono, dalle cavità oculari e dal naso escono rivoli di una sostanza viscosa arancione. Intervistato da Sbiribani, Berlusconi confessa di discendere dai ramarri. Un gruppo di tamarri in transito in quel momento su una Ibiza elaborata col motore di un Tupolev urla "Vai Cobra!". Dai balconi è una frastuono di applausi, non capisco se sono rivolti a Berlusconi o ai tamarri.
Esco dal bar.
Un tizio cerca di parcheggiare davanti al bar nel posto riservato agli invalidi. Da dentro un cespuglio lì accanto esce un anziano sulla sedia a rotelle e gli si pianta davanti. L'anziano controlla se dietro la macchina c'è il simbolo dell'invalido. Non c'è.
"Lei non può parcheggiare qui!", urla l'anziano.
Il tizio esce dall'auto: "Scusi?"
"Non può parcheggiare, lo vede quel cartello?"
Il tizio osserva il cartello.
"Mi spiace, è mezz'ora che cerco parcheggio, devo solo andare in posta dieci minuti"
"Ma come? Non sa leggere? C'è scritto -vuoi parcheggiare? prendi il mio handicap!-"
"Ma è solo per dieci minuti!"
"Non m'interessa!"
"E va bene"
Il tizio cammina in mezzo alla strada proprio mentre passa un camion dello spurgo che lo centra in pieno. Il camion gli passa sopra con le ruote e prosegue. Dal bar non esce nessuno perché non c'è stato il rumore assordante di una frenata. Come se non fosse accaduto nulla. Corro a prestare soccorso. Dall'addome del tizio esce un liquame viscoso arancione. Con molta fatica estrae dalla tasca le chiavi dell'auto e me le porge.
"Ecco, prego, ti prego, adesso parcheggia quella macchina, tanto è solo dieci minuti, poi per favore..."
Il tizio farfuglia, la bocca si riempie di quella merda arancione.
Prendo le chiavi, mi avvicino alla macchina.
"Che faccio allora, la parcheggio?", domando all'anziano.
"No diocane, ho detto di no! Passa quelle chiavi! Passaaa!"
Gli passo le chiavi. L'anziano si alza dalla sedia a rotelle, corre verso la macchina, mi dice: "Solo dieci minuti, coglione!" entra, l'accende e scompare nel traffico della città.



26 agosto 2009

La mia ex vicina

Fa riflettere quello che è successo a mia cugina.
Lo dico perché me l'ha riferito lei stessa, ha detto: "Fa riflettere quello che mi è successo".
Non mi ha voluto raccontare cosa le è successo.

Invece merita attenzione quello che è successo alla mia ex vicina, cioè alla figlia degli ex vicini, cioè i vicini dei miei genitori, cioè non abito più con i miei genitori da diversi anni.
Adesso lei ha trentanove anni. Più o meno da quando aveva dodici anni ogni ventotto giorni le esplodevano i bulbi oculari per poi rigenerarsi velocemente in un paio di giorni. Proprio come il ciclo mestruale, credo, parlo per sentito dire, sono uno di quelli che confonde l'ovaia con l'ovulo e pensa che siano due ovipari. Quando sentiva che di lì a poche ore sarebbero esplosi si metteva le bende sugli occhi. A volte piangeva sangue ed è lì che frugava nella borsa alla ricerca delle bende. Una volta è successo che le aveva dimenticate, si trovava al rinfresco per la cresima della cugina, si vergonava di chiedere le bende in giro e ha usato due tartine.
Il padre è convinto di aver partorito una figlia speciale solo perché anche la Madonna qualche volta piange sangue. E' riuscito perfino a trascinarla da Magalli, con annessa esplosione degli occhi davanti a mezza Italia durante l'ora di pranzo. Mi pare fosse stata l'ultima puntata perché Magalli stesso aveva dichiarato che dopo quella trovata non sapevano più chi cazzo invitare che fosse all'altezza della mia ex vicina.

Comunque, un paio d'anni fa, questa mia ex vicina dopo una festa privata si è ritrovata in uno sgabuzzino con un giovanotto conosciuto poche ore prima.
Il giovanotto, probabilmente senza nemmeno farlo apposta poveretto, le ha sborrato in faccia. Fin qui tutto bene, direbbe qualcuno, il problema non è la sborrata, è l'atterraggio: secondo i calcoli gli occhi le sarebbero dovuti esplodere qualche giorno dopo, invece no. Due mesi dopo erano gonfi, senza cornea e pupilla, grandi come pugni, per metà fuori dalla cavità oculare. A quattro mesi di distanza erano grandi ciascuno quanto la testa intera, penzolanti fuori dalle cavità, appesi al cervello soltanto per il nervo ottico. Le analisi mediche parlavano chiaro: in ciascuno dei bulbi c'era un feto. Una mattina verso la fine dell'ottavo mese, al rinfresco per il matrimonio della cugina, i bulbi sono esplosi senza alcun preavviso.

Oggi la mia ex vicina è una felice mamma di due gemelli maschi. Gli occhi le sono tornati normali, col ciclo oculare e tutto il resto. Anche i figli sembrano crescere normali, sebbene siano nati rincoglioniti, cioè con i testicoli ritenuti, ma dopo una piccola operazione sono diventati normali. Il padre di lei va a messa normalmente. Sua moglie no perché deve stare dietro ai fornelli tutta la domenica mattina. Il padre dei gemelli è meccanico e prende uno stipendio normale. La cugina della mia ex vicina ha trascorso il viaggio di nozze normalmente, normalmente prende l'autobus alle otto del mattino per recarsi in ufficio, è incinta di tre mesi e ha deciso che non inviterà la mia ex vicina al battesimo.



25 agosto 2009

Comunque vada non dipende da te

Dentro il furgone faceva così caldo che all'apertura della portiera è colato fuori il sedile insieme al volante e ai tappetini. Il cruscotto resisteva nonostante sembrasse un budino sgonfio ricoperto di un liquame biancastro simile a sperma che sospetto fossero le lancette liquefatte insieme a simboli e cifre. Con una bacinella ho riposto nell'abitacolo tutto il salvabile e in qualche maniera imbarazzante sono partito per la destinazione del giorno. I pulsanti per comandare i finestrini erano spalmati sui pedali, ho dovuto aprire l'aria condizionata, causando l'uscita di uno sciame di vespe che probabilmente avevano pensato bene di costruire un alveare da qualche parte tra i condotti dell'aria. Tutte le vespe mi hanno punto. Ho inchiodato presso una piazzola di sosta e mi son tuffato fuori dal furgone. Ho atteso per lunghi minuti sdraiato per terra a faccia in giù per abituarmi al gonfiore doloroso che mi avvolgeva. Quando mi sono alzato ho notato un camion parcheggiato davanti al furgone. Sul retro del rimorchio c'era scritto Trasporto animali vivi. Nel rimorchio c'erano maiali e musi duri che volevano incastrarsi tra le fessure alla ricerca d'aria. A ben vedere la pozzanghera biancastra attorno al camion credo che i maiali più all'interno fossero liquefatti. Delle vespe non c'era più alcuna traccia. Non credo fossero tornate all'alveare, avevo dimenticato il motore acceso insieme all'aria condizionata. Ho aperto il cofano per assicurarmi della solidità del motore. Al posto del radiatore c'era una gigantesca vespa pulsante. I maiali hanno grugnito nervosi. Ho chiuso il cofano immediatamente dimenticando ciò che avevo appena visto. Dal cassetto del cruscotto ho estratto un vecchio panino alla mortadella clamorosamente intatto nonostante i giorni e la calura. Al primo morso i maiali hanno letteralmente urlato all'unisono come se li stesse per investire un treno. Le urla si sono trasformate in un pianto sommesso che aumentava di intensità con il trascorrere dei morsi. Dall'abitacolo del camion è uscito un omone che sarebbe apparso come un normalissimo wrestler fuori forma se non fosse che sulle spalle aveva la testa di un porco. Con un gesto del braccio ha zittito i maiali. Mi fissava immobile. Ho gettato il panino per terra. Ha cominciato a camminare verso di me. Dopo qualche istante abbiamo sentito un ronzio pesante, lontano. Ci siamo voltati verso l'orizzonte oltre i campi di pannocchie. I maiali hanno ripreso a grugnire. Una nuvola nera si è palesata ben presto come un chilometrico sciame di vespe in precoce avvicinamento. Sì, i rinforzi. Il cofano del mio furgone ha cominciato a deformarsi sotto i colpi della pulsazione della vespa. L'omone mi ha scaraventato con lui nel camion e siamo fuggiti. Dallo specchietto laterale ho visto il furgone scomparire dentro lo sciame che inghiottiva asfalto e automobili. Quando il pericolo è passato eravamo a diversi chilometri dallo sciame. Le auto scampate al fagocitamento ci avevano già sorpassato, dietro di noi non c'era nessuno. L'omone con la testa di porco mi ha strappato un braccio, ha detto: "Mi spetta, non puoi dire di no". Se l'è portato alla bocca, tenendolo tra i denti come un sigaro da circo, succhiava dallo strappo ancora vivo.



21 agosto 2009

Suscettibile abbastanza da cadere in tentazione

Qualche volta mi capitava di svegliarmi nella notte con un soffocamento in corso.
Nei primi due secondi prendevo atto dell'impossibilità di respirare. Nei due secondi successivi cercavo di gridare aiuto, poi di gridare aiuto e bestemmiare, nell'arco di un minuto riuscivo a riprendere fiato gradualmente, senza capire cosa fosse accaduto esattamente. Pensavo che mi fosse andata di traverso la saliva. Una sera decisi di puntare la telecamera verso di me e filmare tutto, per avere qualcosa di nuovo e homemade da guardare dopo cena con gli amici (volevo anche smettere di far vedere i filmati dei rapporti sessuali con la mia ragazza, perché c'era sempre qualche pervertito che si masturbava, lì in casa mia, e mi dava molto fastidio), magari con un sottofondo appropriato, tipo Blackout dei Boris o qualcosa dei Sunn.

Quando accadde nuovamente mi alzai dal letto e guardai il filmato. C'era un centipede lungo qualche centimetro che dal pavimento saliva velocemente sul materasso, si arrampicava sul cuscino, in meno di un secondo percorreva la mia guancia ed entrava in bocca, senza alcuna esitazione, come se seguisse un piano di attacco premeditato e ragionato. Dopo qualche istante vedevo i miei occhi strabuzzare, la bocca spalancata e tutto il resto.

La sera dopo decisi di restare sveglio. Tenni gli occhi socchiusi facendo finta di dormire. Sicuramente nel buio il centipede non si sarebbe accorto, infatti fu così: appena avvertii il suo brulichio sulla mia guancia sinistra feci appena in tempo a chiudere la bocca che lui era già dentro, serrai i denti e lo smembrai. Lo masticai un po' e lo ingoiai. Continuai così ogni notte per due mesi. Quando mi accorsi che ai lati dell'addome e del torace mi stavano crescendo decine di moncherini simili a braccia di neonato ebbi un sinistro presentimento. Il giorno stesso sbaraccai tutto quello che c'era a casa mia, dissi alla padrona di casa di aver accettato un'importante offerta di lavoro e che ero costretto a trasferirmi immediatamente. Per farmi salutare dignitosamente accettai il suo invito a cena. Ci trovammo così soltanto io e lei, seduti a tavola nella sua cucina. Non so se il salutarmi dignitosamente comprendeva a priori anche il finire a letto insieme, ma è questo che accadde. Rimasi a dormire con lei nel suo letto. Durante la notte mi svegliai all'improvviso e cercai di entrarle in bocca.



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