T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


18 giugno 2009

Le conseguenze della caldazza

Così uscii di casa completamente nudo. Senza vestiti la caldazza era più opprimente. Camminai un cento metri, a pochi centimetri dalla mia auto rimasi imbambolato a fissare il mio volto vuoto riflesso sul finestrino: le chiavi erano in una tasca irraggiungibile. Tornai a casa, infilai nel culo tutto quello che poteva servirmi.
Sulla statale mi sorpassò la polizia. La prima occhiata che mi diede il poliziotto sul lato passeggero era disinteressata, del tipo preoccupato che l'aria condizionata fosse sufficientemente alta. Man mano che sorpassava teneva gli occhi contro i miei voltando pure la testa, poi da dietro lo vidi rivolgersi al suo compagno alla guida di cui vidi gli occhi cercarmi sullo specchietto retrovisore. Trenta secondi dopo eravamo fermi. Chiesero patente e libretto. Il libretto sì, era nel cassetto, ma la patente non riuscivo a tirarla fuori con le dita (avrei potuto esercitarmi prima di uscire). Dissi che per la patente avevo bisogno di cagare. Risero. Mi fecero uscire dall'auto. Ricordo gli sguardi provenienti dalle auto che passavano. Spiegai che mi ero infilato tutto nel culo. No, non avevo bevuto, non prendo droghe. Si scambiarono veloci occhiate di conferma, forse si sentivano presi in giro. Cominciai a sforzarmi. Uscirono le chiavi di casa, il cellulare, l'accendino, le sigarette, qualche moneta e infine il portafoglio. Gli porsi la patente. Non la vollero. Uno di essi disse scanzonato "e anche quest'altro l'abbiamo perso". Un altro entrò in auto a telefonare. Misero in una busta le mie cose sparpagliate, la busta la gettarono nel bagagliaio della loro auto. Dissero che non avrei più rivisto la mia auto, le chiavi di casa, la casa, i miei documenti. Ripresero la busta.
"Le sigarette puoi prenderle"
Presi anche l'accendino. Rimisero la busta in macchina. Mi augurarono buona giornata e andarono via. Rimasi nudo e solo nella caldazza del mattino pieno.



11 giugno 2009

La voglia di ridere

Io mi ricordo che una ventina d'anni fa quando avevo voglia di ridere non me ne fregava un cazzo di niente, ridevo e basta. Poi non è che avessi voglia di ridere, cioè mi veniva spontaneo, come cagare. Adesso la risata è suggerita da esche più razionali. Il più delle volte è amara e sarcastica. Oppure rido da solo immerso in puttanate tutte mie completamente distaccate dalla realtà. Quando mi scappa di esternarle ridono anche gli altri. Come quella volta che mentre stavo guidando a 140 in autostrada ho di colpo ingranato la retromarcia, sono esplosi i finestrini, l'auto ha interrotto all'istante la marcia orizzontale per continuarla in verticale. Insomma cose di questo tipo, e sebbene io dica che è tutto vero, la gente ride maggiormente. Il problema è che non riesco più a ridere di gusto per cose che non siano questo genere di puttanate. Cose che normalmente non possono accadere, normalmente. Una persona ragionevole si sveglia la mattina e comincia a fare quello che deve fare. Gli avvenimenti del mondo li percepisce a piccole dosi. Nel senso che non si compiono fino alla loro fine nell'arco di una giornata, impiegano anni. Quando terminano sembra che non sia accaduto niente di irreversibile. Un po' perché le citate piccole dosi quotidiane ci avevano assuefatto a una digestione dei fatti molto dilatata e inconsapevole, un po' perché nel frattempo siamo preoccupati dalle continue punture di minuscole faccende private del quotidiano o da innumerevoli distrazioni che esulano dalla sostanza dei grandi avvenimenti irreversibili che riguardano un intero popolo. Quando va bene succede che le cose che non cambiano mai per anni poi cambiano in un minimo limite di tempo, in particolare nelle conseguenze. E' in quel caso che la risata svanisce all'improvviso, dopo con il passare del tempo ritorna la voglia di ridere, ma non è detto che si riesca a farlo. E' da un po' di giorni che bramo un'atmosfera generale in cui finalmente non ci sia più un cazzo da ridere, così pesante che per almeno qualche tempo non scappi nemmeno un sorriso di fronte a una tenerezza. I presupposti ci sono già, ma non sembrano abbastanza evidenti da permettere la comprensione di quanto sta per accadere. Mi pare che qua stiamo a sollazzarci giorno dopo giorno senza mai indurire le palle e affrontare le circostanze seriamente, come se fossero tanti sketch a cui applaudire o criticare secondo i comandi di un oscuro regista. Sebbene abbia già vissuto relativamente poco nel secolo scorso, non ho mai visto niente di paragonabile a quanto sta accadendo adesso. Mi sento come se fossi stato scritto e plasmato in un libro di Ballard o di Orwell. Ogni avvenimento che dovrebbe acuire la nostra consapevolezza dei fatti e maturare una minima reazione razionale affoga continuamente in un deserto di cazzate da varietà finché non viene ingoiato, completamente assorbito fino a permettere a ciascuno di noi di proseguire nonostante tutto, modellati a puntino, perfettamente calibrati nella nuova misura. Voglio vedere fino a che punto. Che messo così tutto il discorso non vuol dire un cazzo perché sembra riferirsi a qualsiasi cosa. Non c'è bisogno di specificare niente, i dettagli sono già in mostra da secoli, in prima pagina e anche più in là, per fortuna che il palinsesto è così vario che c'è sempre qualcosa per cui vale la pena ridere un po', qualche volta, per non dire sempre.



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