T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


21 novembre 2007

Il tempo stringe da quando mi è caduto l'orologio nella limonata

Indosso la benda nera su un occhio, mi riempio di tatuaggi, mi amputo la mano e siccome non ho l'uncino la sostituisco con l'appendino e ci lascio sopra anche la giacca che altrimenti resterebbe tra i piedi, isso la bandiera nera col teschio sull'antenna dell'auto e sfreccio sui marciapiedi della comasina falciando tutti i passanti che trovo. Il giorno dopo i giornali intitolano che un pirata ha diminuito la densità demografica della provincia di Milano. Interviste ai parenti delle vittime, in alcuni casi perfino alle vittime. Il servizio al telegiornale mostra un giornalista particolarmente intraprendente che avvicina il microfono alla bocca di un padre di famiglia sdraiato nella bara. Dopo alcuni secondi di silenzio si volta attonito a fissare la telecamera. Il padre di famiglia ovviamente, non il giornalista.
Scenari come questo diventerebbero realtà comune se perdessimo il controllo della situazione stradale, già di per sè drammatica, ma il governo assicura che i pirati sono diminuiti del 50%. La spiegazione è nei recenti ammutinamenti che hanno visto intere ciurme migrare verso gli equipaggi della polizia stradale.
Proprio qui volevo arrivare.
Sabato notte ho fermato la macchina sulla porrettana a pochi km da Ferrara, in piena campagna. Per chi non lo sapesse la porrettana è una strada statale che collega Pistoia con Ferrara, ma non è importante. Non è nemmeno importante sapere che ho aspettato il passaggio di una macchina della polizia stradale. L'ho fatta fermare e ho chiesto patente e libretto al conducente. Non so se volesse giocare, ma pareva così, perché diceva di non trovarlo e si rivolgeva al passeggero vestito uguale chiedendo dove fosse almeno il libretto. Si sono messi a cercarlo nel bagagliaio e mi hanno trascinato a cercarlo per i campi immersi nella notte. Uno dei due ha detto che andava a cercarlo "verso gli alberi laggiù", l'altro è rimasto con me tra le erbacce a un centinaio di metri dall'asfalto e mi ha ammazzato di botte.



20 novembre 2007

Chris Cornell è uscito dal gruppo

L'altra notte mentre avevo un orgasmo insieme a S. ho urlato il nome di V. pensando a F. A S. non ho specificato che pensavo a F. A S. non ho specificato molte cose. Anche S. non specifica molte cose, infatti non ho ancora capito se si è incazzata perché ho urlato il nome di V. o semplicemente perché ho urlato, e io non sono il tipo che chiede troppo, lo specifico per esperienza. Anni fa ho domandato troppo, e mi è stato risposto troppo. La domanda riguardava cosa c'era prima del big bang, e il tizio che ha risposto è ancora lì che lo sta raccontando. Ho delegato sua nonna di chiamarmi per andare a sentire solo i passaggi salienti, ma la faccenda riguarda tutto l'universo e io non me la sento di interessarmi a vedute così larghe. Sul giornale ho letto che a venticinque anni luce da qui due pianeti sono entrati in collisione provocando fra i cinquecento e i seicento milioni di morti. La notizia non ha avuto grande successo perché fra le vittime non c'erano italiani.
Sia come sia, due ore fa mi sono fatto una sega e al culmine ho urlato il testo del regolamento condominiale alla voce "Pulizia luci scale e dei luoghi comuni di passaggio dello stabile". Cinque secondi dopo vibra il cellulare, è il mio capo. Non mi pulisco le mani per non perdere la chiamata e rispondo.
"Ciao, ti disturbo?"
"No no, anzi"
"Dovresti andare a Bologna domani"
"Ok"
"Bene"
"Sì, ma a fare che cosa?"
"Lo capirai appena sarai a Bologna, ciau"
Click.
Andavo in paranoia alternando i pensieri fra questa cosa di Bologna e come mi sia venuto in mente di urlare quella norma del regolamento condominiale a memoria, norma che avrò letto in modo estremamente superficiale chissà quanto tempo fa.
Un'ora fa sono uscito per andare a prendere le sigarette. Nel pianerottolo incontro la solita signora che pulisce le scale. La trovo piegata a pecora con la testa infilata nel secchio. Chissà perché, penso. Si rialza di scatto, e si riabbassa tirando una craniata sul pavimento, quindi comincia a strofinare per terra con la testa piena di capelli inzuppati.
Davanti al distributore di sigarette penso a V.
Le mando un messaggio: "ho pensato a te mentre prelevavo le sigarette". Poi mi rendo conto di averlo mandato a F. F mi risponde che sono ancora troppo piccolo per poter pensare a lei mentre prendo le sigarette. Giro il suo messaggio a V. che naturalmente vedrà solo me come mittente. Mi accorgo però che V. non sa del messaggio precedente erroneamente mandato a F. Sono molto distratto, mi arrabbio perché sono distratto. Di chi è la colpa se sono distratto?
Credo che da adolescente non picchiassi abbastanza i compagni, ma questa è un'altra storia.



13 novembre 2007

Cosa succede a bere l'acqua delle pozzanghere?

Guardavo nello specchio le pozzanghere sulla faccia. Una e due, sulle guance. Profonde che ci infilavo dentro metà dito indice tutto dritto. L'acqua se ne stava lì appesa sul viso, restai appeso io stesso allo specchio, tutta la casa stava appesa in una giornata che sembrava tutta una mattina grigia che andava dalla mattina alla sera.

Quel giorno non andai a lavoro perché avevo vergogna di farmi vedere dai passanti. Presi un giorno di ferie, e non di malattia, perché nella nuova città non avevo ancora un medico. Stavo sdraiato sul letto e ogni dieci minuti mi alzavo per guardare allo specchio l'andamento della situazione. Dopo qualche ora le pozzanghere cominciarono ad evaporare dalle guance. Non feci in tempo a esserne felice: sentii freddo nel resto del corpo e la maglietta era in parte inzuppata d'acqua.

Mi spogliai. Avevo una pozzanghera sullo sterno incavato, un'altra pozzanghera sul fianco sinistro e un'altra su tutta la schiena. Indossai una maglietta e sotto la maglietta infilai tutti i tovaglioli che trovai. Restai chiuso in casa alcuni giorni, finché non arrivò la pioggia.

Quella mattina pioveva piano e uscii per strada guardando i miei piedi rincorrersi. Camminai senza ombrello e arrivai al pronto soccorso completamente inzuppato. Mi fecero spogliare. I tovaglioli marci caddero a terra. Ero tutto una pozzanghera ad esclusione degli occhi e della bocca. Mi fecero sdraiare sul lettino. Poi entrò un'infermiera tutta sorriso. Mi guardò o forse guardò solo il lettino. Alzò il braccio e lo scaraventò con forza su di me. I medici si piegarono per non essere colpiti dall'acqua. Lei rideva. Anche i medici cominciarono a ridere. Presero a picchiarmi con forza come i bambini al mare che giocano a tirarsi l'acqua. Non sapevo più se stare sul lettino o sui muri o per terra o un po' dovunque. Mi lasciai andare tra le fessure delle mattonelle. Fuori pioveva, e poi mi dimenticai.



01 novembre 2007

Un coglione e basta

Giunge la segnalazione di un guasto a un server che ho in gestione io personalmente, distante quattrocento chilometri. Telefonano alle tre e mezza di notte (dio cane). Bisogna trovare un nuovo disco fisso. Purtroppo è un modello che non ho in magazzino. Sono costretto ad aspettare le nove del mattino per poter sentire i fornitori. Torno a letto, senza riuscire a prendere sonno. A stare insonne a letto mi viene il mal di schiena. Decido di uscire di casa, in mutande e maglietta. Prendo la macchina. Dopo mezz'ora di guida casuale parcheggio in via Emilia. Scendo dall'auto e resto sul ciglio della strada in piedi, a guardare le macchine che passano. Un paio si fermano. Dall'interno mi guardano incuriositi e ripartono. Un altro si ferma e chiede che servizi faccio. Non offro alcun servizio, idiota. Riparte sgommando. Però a pensarci bene potrei provare, tanto per raccontarlo agli amici e sentirmi rispondere che dico sempre cazzate. Ne aspetto un altro. Eccolo che arriva, rallenta. Si ferma.
"Che fai?", domanda.
"Tutto quello che vuoi", rispondo.
"Quanto?"
"Cinquanta"
"Facciamo trenta"
"Quaranta"
"Ok"
Salgo in macchina. Ha almeno cinquant'anni. Mi porge i soldi, li prendo. Partiamo. Con una mano guida e con l'altra se lo mena. Gli dico che è pericoloso per la guida, è come se avesse un cellulare tra le mani. Risponde serio che per le seghe non hanno ancora inventato gli auricolari. Molto spiritoso.
"Ma dove andiamo?", domanda.
"E che cazzo ne so, giriamo"
"Ok"
Arriviamo a una rotonda e comincia a girarci intorno a velocità limite che sembra di andare su due ruote laterali. Mi viene da vomitare.
"Fammi un pompino mentre giro intorno, sbrigati"
"Mi sta venendo da vomitare"
"Bello, un pompino con vomito!"
"Non scherzare amico, rallenta"
Invece di rallentare aumenta. Apro la portiera e mi butto fuori. Il tizio inchioda, esce dalla macchina. Mi tuffo nella vegetazione fuori dalla strada e corro per i campi, mentre il tizio urla che sono un bastardo. Dopo qualche minuto di corsa sono immerso nell'oscurità. Aspetto in piedi in mezzo ai campi un tempo indefinito finché non albeggia. Alle prime luci scorgo delle case. Mi dirigo verso di esse. C'è una fermata dell'autobus. Il primo passa alle 6 e 45 e ferma proprio vicino casa mia. Non so che ore sono. E' sempre più giorno. L'autobus arriva per davvero. Salgo a bordo. L'autista mi guarda molto male.
Arrivo a casa e mi rivesto. Telefono al fornitore, trovo il pezzo di ricambio. Dopo un paio d'ore ce l'ho in borsa. Preparo il pacco da spedire e chiamo il corriere.
Il mattino dopo passa il corriere a ritirare il pacco.
La sera vado a casa da un'amica che prepara una cena a base di passero. Risotto di passeri, brasato di passeri, saliva di passero.
Torno a casa cinguettando allegramente e mi accorgo con grande sconvolgimento che il disco fisso è ancora sul tavolo della cucina. Il corriere ha ritirato un pacco semplicemente vuoto. Il solito distratto. Vado a letto ma l'ansia causata dalla cappellata mi impedisce di addormentarmi. Esco di casa in mutande e maglietta, resto in piedi fino all'alba sul pianerottolo. Non passa mai nessuno.
Verso mezzogiorno telefona il cliente. Non è arrabbiato, credo. Piuttosto sembra avere un tono compassionevole. Dice che il pacco è vuoto.
"Credo che si sia rimpicciolito durante il trasporto"
"Ho guardato bene, non c'è affatto"
"Più lo cerca e più si rimpicciolisce, forse ha cercato troppo"
"E adesso?"
"Le spedisco un server microscopico su cui montare un disco fisso invisibile agli occhi"
"Come la bellezza"
"Scusi?"
"Ha mai letto il piccolo principe?"
"Purtroppo sì"
"Non si ricorda quella frase 'La bellezza è invisibile agli occhi?'"
"Era l'essenziale, non la bellezza"
"Fa lo stesso, l'essenziale è bello"
"Ma vaffanculo lei, l'essenziale e quel cazzone del principe"
Preparo un pacco enorme, vuoto, e lo faccio ritirare dal corriere.
Il giorno dopo richiama il cliente.
"Credo sia arrivato il server di cui parlava"
"Bene, ci sono problemi?"
"Nella scatola non riesco a vederlo, l'ho cercato pochissimo per non rimpicciolirlo troppo"
"Si è rimpicciolito troppo durante il trasporto allora, forse la strada era molto dissestata, ma credo sia l'ideale per il disco fisso"
"Potrei provare a cercarlo con il microscopio"
"Avete il microscopio lì?"
"Ne ho uno a casa, me lo regalarono alla prima comunione"
"Commovente"
Dopo qualche ora mi richiama.
"L'ho trovato"
"Con il microscopio?"
"Sì. Abbiamo montato il disco fisso nel server e funziona tutto, ora stiamo installando il sistema operativo"
"Come ha fatto a inserire i dischi nel server microscopico?"
"Mi sono messo a cercare il cd nel cassetto, facendo finta di non trovarlo"
"E quello si rimpiccioliva?"
"Sì, a vista d'occhio"
"Lei è un uomo in gamba"
"Anche lei non scherza"
Alle sei di sera me ne torno finalmente a casa.
Sulla strada del ritorno tampono un'auto alla velocità di cinque chilometri orari. La ragazza alla guida scende e valuta i danni. Non ci sono danni. Le lascio ugualmente il mio numero.
Il giorno dopo mi chiama suo padre. Mi vuole vedere per discutere un attimo su cosa fare. Ok.
Ci incontriamo in un parcheggio e mi fa vedere la macchina. Il parafango è intatto, ha solo un graffietto equivalente all'effetto di un'unghia felina. Gli faccio notare che se mi ha fatto venire fin lì per quello è uno squilibrato. Lui conferma. Ci accordiamo per andare da un carrozziere il giorno dopo.
Mi presento dal carrozziere. Questa volta c'è la figlia e non il padre. "Tuo padre è a lavoro?", domando.
"No, è morto stanotte", risponde, "ma non è niente di grave"
"Oh, capisco"
Il carrozziere dice che se proprio bisogna intervenire è sufficiente mettere un po' di pasta per coprire il graffietto. Lo dice ridendo. Bene, lo invito a prendere sta cazzo di pasta e passarla sul graffietto. Dopo cinque minuti arriva la moglie con una pentola. Versa tutto il contenuto sul parafango. Per terra c'è una pozzanghera di fusilli, ma il graffietto è ancora sul parafango.
"Porco dio!", urlo.
Tutti mi invitano alla calma.
"Calma un cazzo, siete una masnada di rincoglioniti"
"Una che?", domanda il carrozziere.
"Bah, portatemi un pennarello"
Passo il pennarello sul parafango e il graffietto diventa invisibile.
"Ma è indelebile?", domanda la ragazza.
"Sicuro. Se non funziona sai dove trovarmi".
"Ok, il caso è chiuso allora!", urla il carrozziere.
"Ma cosa urli!", dice la moglie.
"Io ho fame, vieni a mangiare con me?", domando alla ragazza.
"Ok"
Mangiamo al primo ristorante che troviamo. Alla fine del pranzo la porto a casa mia con la scusa di bere un digestivo fatto da mia nonna. Quando entriamo in casa mi siedo, lei resta in piedi a guardarmi.
"Beh? e il digestivo?", domanda.
"Non c'è nessun digestivo"
"Lo sapevo"
Prende una sedia e si siede vicino a me. Vado a sdraiarmi sul letto. Dopo un po' si sdraia anche lei. Siamo tutti e due lì che fissiamo il soffitto. A un certo punto non vedo più il soffitto perché c'è davanti la sua faccia. E' così vicina che non riesco a metterla a fuoco.
"Voglio fare l'amore con te", sussurra.
"Meglio di no, ti riempirei di graffietti"
"Allora va' a preparare un po' di spaghetti!"
Ci mettiamo a ridere.
"Ma tuo padre è morto per davvero?", domando.
"Ma no, l'ho detto solo per vedere la tua faccia"
"Vuoi dire che fino a quel momento non sapevi che faccia avessi?"
"Esattamente"
Ci mettiamo a ridere.
Poi comincia a spogliarsi. Quando è nuda mi accorgo che non ha i genitali.
"Beh? e la figa?", domando.
"Non c'è nessuna figa"
"Lo sapevo"
Ci mettiamo a ridere.

txdrm txdrm



.