Demolizione in corso
Centinaia di gatti a manutenzione zero sottovuoto in crocchetta
La stancante viscosità del dopo cena suburbano
Sono stato alla fabbrica del sangue freddo per il posto di controllore qualità, ma non m'han preso.
Mancanza di ferro, dicono. Secondo me c'è dell'altro.
Le circostanze a me incomprensibili contribuiscono a impastare meglio la mia confusione.
Muovendo le pedine all'indietro intuisco un viadotto infinito che si perde ai primordi delle razze umane. Non vivrò abbastanza a lungo per prenderne appunti.
Uscendo dalla fabbrica del sangue freddo prendo fiato e risucchio nei meandri della mia bocca il formicaio urbano.
Corpi umani, immondizia, lampioni scottanti, insegne al neon malfunzionanti, peli di gatto, barattoli vuoti, scontrini, biglietti del treno usati, soprattutto questi, soprattutto inutilizzabili.
Arrivo a casa, vuota.
Vomito tutto in un vaso del miele, vuoto.
Lo riempio e lo tappo, sottovuoto.
Lo chiudo a chiave nel cassetto.
Faccio le scale, apro il portone,
esco fuori e resto fuori,
nella città vuota.
05 gennaio 2007
In torbida esplorazione rilevo un deposito abbandonato di munizioni di fianco casa mia. All'interno di ogni cassa lurida sono conservati missili gatto cui nessuno comanderà di tirar fuori le unghie. Tutti affiancati come sgombri in scatola, denutriti dall'indifferenza e senza occhi. In fotografia appaiono grassi e pronti a ronfare.
Prevedo la conquista del mondo a partire da una fotografia.
Lancio i missili gatto sulle bonche spalancate dalle risate, mi stropiccia il pensiero delle unghie che rastrellano la superficie degli esofagi.
04 gennaio 2007
Ci abboffiamo di tutto, primo secondo contorno frutta.
Non avendo più residui sui piatti cerco gli ultimi scampoli di cibo fra i denti, ne trovo parecchi.
"Buonissimo questo spezzatino!", dice, "e non me lo vuoi proprio dire cos'era?"
"Te l'ho detto, è carne umana!"
"Va bene, le solite cazzate..."
"Come no. Prendi il gelato và"
Si alza, sento i suoi passi, la porta della cucina, lo sportello del frigorifero, l'apertura del cassetto.
"Cristo, c'è tua suocera qui!"
"Te l'avevo detto"
"Ma che schifo!"
"Ma come, ti era piaciuta, mi pare"
"Non è questo, è che mi avrebbe fatto schifo in ogni caso"
"Ah"
"Vabbè, prendo il gelato"
"Bene"