T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


20 dicembre 2006

Interferenze (#1?)

Ne ho parlato con il medico: da un po' di notti non sogno più.
"Vuol dire che ti sei stabilizzato. Per meglio dire, qualcuno lì dentro è stato zittito o è seduto su una poltrona, morto da giorni e in decomposizione, davanti a una televisione non sintonizzata, e nessuno dei vicini se n'è accorto".
"Ora che ci penso, dottore, quando penso emano odori putridi"
"Lo sento"
"Cosa posso fare?"
"Niente"
"Come niente?"
"Niente è niente, figliolo, come vuoi farlo niente?"
"Potrei far finta di fare tanto e intanto fare niente"
"Stai emanando una puzza assordante in questo momento"
"Mi scusi"
"Ti farò seppellire entro una settimana, cazzo"
"Dottore..."
"Esci per favore"
"Dottore..."
Il dottore, il medico di famiglia per intenderci, ha chiuso la mia testa nelle sue mani, mi ha attirato a sè, mi ha baciato. Spingeva con la lingua sulle mie labbra, pensava di trapanarle o qualcosa del genere. Dopo qualche secondo ha rinunciato.
"Volevo solo infilarti la lingua in bocca, figliolo"
"Esca di qui per favore"
"Eh? E' il mio studio questo, sei idiota?"
"Ah. Già, mi scusi", e me ne sono andato.
Mentre tornavo a casa bramavo la mortadella che mi aspettava nel frigorifero, pucciavo i piedi nella pozzanghera infinita di questa città e meditavo sulla mia condizione.
Ho smesso di sognare, in compenso mi sono accorto di essere sognato.
Sono cose che capitano. Improvvisamente mi ritrovo nel sogno di qualcuno, la realtà si dilata di una misura e ogni sua qualità prende sembianze oniriche. E' successo una mattina in tangenziale.
Eravamo tutti bloccati a causa del ribaltamento di un tir. Decine di chilometri saturi di immobilità.
Ho trascorso sei mesi chiuso nel mio abitacolo, avanzavo di qualche centimetro ogni settimana, la radio fuori uso, niente sigarette, da bere solo acqua piovana. Ai bordi dell'autostrada c'erano i parenti, gli amici, i colleghi, tutti che salutavano quei corpi bloccati nelle automobili, gli imploravano di tornare, li rassicuravano. Una mattina all'alba ho visto un'astronave sostare a qualche centinaio di metri sopra di noi. Ha sollevato il tir, ho visto bene la corda che lo sollevava. Con il tir sospeso per aria se n'è andata via. Intanto che si allontanava la sua ombra si confondeva con quella dei palazzi. Il flusso di automobili andava sciogliendosi. Gli spettatori si sono sparpagliati verso le loro case, e mi sembra non ci sia più niente da dire.



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