T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


26 gennaio 2006

Oggi in treno ho ucciso una signora

Oggi in treno ho ucciso una signora. Non so cosa mi è preso, ora che ne scrivo non sono sicuro di essere la stessa persona di prima, e forse non lo sono mai stata, la persona di un momento prima intendo. Ho la certezza di essere estraneo a quel che è successo, credo che stia compiendo azioni e vivendo istanti senza alcuna valenza, fenomeni meccanici senza alcuna proprietà.
Ero seduto al mio posto. Quando salgo io il treno è mezzo vuoto, il posto è garantito. Dopo tre stazioni i vagoni sono gonfi di gente. In un paio di metri quadrati puoi contare anche una dozzina di corpi schiacciati ammorbiditi soltanto dai cappotti pesanti.
Ho sempre la fredda abitudine di pensare alle persone come se non avessero carne e scheletro, ma come se fossero degli scarabocchi fluttuanti composti solo dagli apparati vitali, insomma una folla di budella, polmoni, cuori, pulsanti e fumanti, ruttanti, tremanti, in contrazione, tutti sospesi in aria e intrappolati nel vagone come palloncini carichi di elio che non possono fuggire contro il cielo.
Mi sono alzato colto da un improvviso conato di vomito. Durante l'estenuante tragitto verso il bagno districandomi tra quelle viscere la visione è svanita e ai conati si è sostituita una leggera nausea simile a quella post-coito quando mi succede di sborrare ininterrottamente per svariati minuti. Torno indietro e trovo una signora seduta al mio posto. L'ho subito minacciata di morte se non si fosse alzata. I passeggeri adiacenti si son voltati a guardarci. Non volevo veramente ucciderla, ma l'avevo detto. Più che altro per coerenza, era in gioco la mia credibilità. La gente comune si accontenta di non essere credibile al prezzo di una maggiore tranquillità.
Non essendo io un giornalista di cronaca di questi ultimi tempi, non descriverò le modalità dell'omicidio, ben sapendo che tu, lettore, sei viscidamente avido di tali stronzate, anche perché non mi paga nessuno per farlo, altrimenti ci avrei fatto sicuro un pensierino. La prossima volta che mi capita di far fuori qualcuno non lo farò nemmeno sapere. Che importanza ha? Comincio a dubitare molto della cronaca, della sua utilità. Come se in assenza di cronaca germogliasse l'impressione che intorno non stia accadendo nulla. E allora?
Piuttosto dovrei chiedermi perché ci mettono tanto ad arrestarmi.
Ma che importanza ha?



20 gennaio 2006

Una grancassa non microfonata è come mangiare della pizza solo la crosta

Appiccia il basso e datti fuoco alle dita. Lo senti il mio spasmo bicipitale quando schianto sul rullante? Siamo sessi uguali o differenti che traguardano un amplesso senza genitali. Batto sentieri mentali nascosti in boscaglie rumorose. Mostrami la strada per lo stagnetto senza vita della coda conclusiva, ogni colpo sul piatto è uno splash splash splash che copre ogni suono, copre ogni suono perché il mixaggio fa schifo, ecco perché.
Al di là delle prove pregnanti di errori e idee ricche, un concerto dev'essere un sacramento del pubblico ascoltatore. A due terzi della manifestazione ogni spettatore deve assumere l'ostia e tornare al suo posticino bello tranquillo - la mia generazione non poga e non balla abbastanza a malincuore ne faccio parte e ne prendo atto nessuno più distrugge gli strumenti sul palco e nessuno più si muove nel pubblico tutti fermi come morti in piedi chiusi nei loro disguidi cerebrali.
Viaggio di andata inizio concerto bere una birra bere un'altra birra ricevere i suoni fine del concerto complimenti e saluti viaggio di ritorno copione consumato accontentiamoci di occhiaie e pelle a squame al mattino squarciato dall'obbligo di alzarsi.



19 gennaio 2006

Pensando al mio corpo

Fuori fa molto freddo e cinque strati di vestiti sotto la giacca non mi bastano.
Non riesco a tollerare il freddo, vaffanculo.
Mentre fuori cammino sibilo sottovoce porcodio e madonnatroia in continuazione, da novembre a febbraio. A causa dell'elevata magrezza non ho carne, non ho muscoli, per qualche strana ragione mi muovo. Non so se sia questa la ragione.
Le ossa sono isolate dall'esterno grazie a un sottile strato di pelle. Quando mi guardo allo specchio di profilo penso automaticamente ai prigionieri denutriti nei campi nazisti. Tirando in dentro la pancia emerge il costato, posso infilare le dita tra una costola e l'altra o impugnare completamente le ultime costole in basso. Il ventre pulsa al ritmo arterioso, la frequenza è inspiegabilmente alta considerata l'assoluta condizione di calma. Continuando a riflettere su queste banali particolarità vado in fissa con l'idea di essere estraneo al mio corpo, come se scrutassi qualcosa di non mio da fuori, a quel punto vado in imbarazzo e mi invito a rivestirmi per pudore scusandomi da solo per essermi fatto vedere così senza vergogna da un estraneo come me, ma poi, come succede certe volte, grandi amicizie nascono da momenti estremamente imbarazzanti che insomma creano all'improvviso una scintilla di intimità da cui attingere per giorni, a lungo andare penso che diventeremo amici, fratelli, o di più, non so, divento sempre più amico e imbarazzato di me, di questo sottobosco molliccio dentro, per lo più mucoso e irrorato che cresce intorno a cavità e strutture ossee clownesche che non riuscirò mai a vedere.
(a parte le volte, rare, in cui ruoto le pupille verso l'interno e osservo questo spazio, questa cupola vuota leggermente illuminata, in cui riconosco delle ragnatele da una parte all'altra, ragnatele che mi piacerebbe distruggere, da solo non ci riesco, forse è il caso di farmi operare).



18 gennaio 2006

Autostrada bastarda

Sono uscito di casa alle tre di notte per evitare il traffico e comunque sono arrivato a lavoro che erano le nove e mezza, sei ore e mezza per fare poche decine di chilometri. Non per colpa del traffico, non subito almeno.
A un certo punto l'autostrada si è messa a scorrere come un fiume sotto di noi, nella direzione contraria alla nostra. Non so bene perché, mi sembra che qualche volta i rulli generatori impazziscono e risucchiano nei depositi riproduttori tutto l'asfalto partorito fino a quel momento, come se a un certo punto della propria vita, non so magari quando si compiono ventisette anni che a me pare un'età del cazzo, si venisse risucchiati nell'utero materno, senza contare tutto quello che costa.
Quelli che non potevano andare sopra i centotrenta venivano trascinati indietro, cioè nessuno direi. Grazie a una modifica apportata all'auto settimane fa, potevo spingere il pedale dell'acceleratore all'interno della macchina, ma fino al punto in cui arrivavo con la gamba tesa al massimo in addizione alla suola. Questo mi ha permesso di sfiorare una velocità assoluta di duecentosessanta all'ora. La fotografia dell'autovelox è arrivata a dio molto mossa, i tecnici avranno pensato che in assenza dalla sua utilità l'avrebbero modificata un po' al Photoshop per renderla più "interessante" artisticamente.
A me sembra che la polizia, i vigili del fuoco, la croce rossa, la protezione civile, la guardia di finanza, l'esercito e cioè tutte quelle cose lì, siano in qualche modo dio. Sto cercando di dire che non ne avverto la presenza.
Entrato nell'edificio ho trovato in portineria uno spostato in attesa di trasferimento, che minacciava di aprirmi la sua ventiquattore sotto il naso se non mi facevo prendere a pugni il cazzo da lui. Gli ho detto apri pure e la valigetta era vuota.
Mentre ero in ascensore mi ha chiamato Fiorani.



16 gennaio 2006

La testa di merda che ho

Parlando con Nana le ho rivelato che non faccio la cacca. Sono nato così, per me è normale non fare la cacca. Alcuni anni fa il mondo che mi stava intorno si chiedeva perché avessi uno sciame di mosche attorno alla testa. Andai a farmi visitare dal medico e questi scoprì il primo essere umano vivente che non caga. Ne fu molto sorpreso, si vedeva bene. Non capivo se era sorpreso per la scoperta, e quindi mi dava credito, oppure se era sorpreso perché un paziente lo prendeva per il culo. Comunque non lo stavo prendendo per il culo. Per me era normale e lo è ancora non fare la cacca. Le mosche mi girano intorno alla testa perché tutto ciò che non cago viene inviato al cervello. Attraverso le gallerie craniche circolano i fetori che escono in forma di spifferi caldi dalle orecchie, dal naso, dalla bocca. Il medico mi chiese come facesse a starci tutto quello scarto nel mio cranio, accumulato per anni. Non accumulo un cazzo, gli dissi.
Guardi come faccio: e mi soffiai il naso.



07 gennaio 2006

Mandarini

Ho sbucciato un mandarino, lentamente, per non deturpare la polpa. Sbucciato, si è mostrato completamente: un testicolo. Umano, credo. La buccia, di mandarino, era lo scroto, credo. Ma la polpa era un testicolo. Dubito che ci siano spermatozoi funzionanti al suo interno. Il mandarino era nel frigo, a qualche grado di temperatura, vicino al latte. Quanti gradi servono a quelle piccole cometine? 35?
Mi spaventa l'idea di sbucciare un'arancia, esistono testicoli così sviluppati? O sottosviluppati?
Pompelmi, angurie? Cosa nascondono?
Una donna passa tutto l'anno a uccidere uomini che l'abbordano nei mezzi pubblici. Li trascina in casa sua ed estirpa loro i testicoli, li accumula, li maschera da mandarini, nel frigo. A Natale li usa per addobbare l'albero. La follia di un serial killer.
Chissà, magari si accorgerà che ne manca uno?
Oppure è solo una coincidenza, si tratta veramente di un handicap genetico, bisogna solo stare zitti e ingoiare.



05 gennaio 2006

In partenza per il 2006

Per il 2006 ho previsto una deriva terribile.
Qualcosa di negativamente straordinario si compierà nelle strade, sui ponteggi, nelle fogne, nei sottoscala, sui parapetti, sotto i portici, escludendo un abbandono urbano incalzante ed eventuali bombardamenti.
Esattamente, dico proprio bene: agguati a occhi socchiusi alle spalle di incivili inermi; il blocco del movimento, la sorpresa nello sguardo della vittima; l'apertura della calotta cranica mediante apriscatole, il rovesciamento del materiale grigio in una borsa dedicata simile a quelle dell'immondizia per il biologico; raccolta differenziata cerebrale consistente nella discriminazione del cervelletto, che si deve riciclare per l'edificazione di una sola mente artificiale super partes di cui non si vuole approfondire; tutto il resto va divorato, posate e tovagliolo a discrezione propria.
Personalmente mi interessa demolire ricordi di qualsiasi tipo attraverso enzimi dedicati sviluppati tramite ricerca scientifica e finanziati con denaro pubblico; utilizzare i processi di memoria a medio lungo termine per rafforzare la fibra nervosa. Una nuova specie di creaturine, i globuli azzurri, trasporteranno frammenti di ricordi attraverso la rete arteriosa fino ai capillari estremi, per un tragitto totale che copre un'unità astronomica. Ogni cellula del corpo umano riceverà un bonus memoria per emozionarsi in qualche modo. La pelle, all'esterno, risulterà visibilmente emozionata in forme spaurine a seconda di come miliardi di frammenti verranno mescolati fra di loro. Per esempio una nocca può esprimere per due secondi e mezzo il primo ricordo nella vita di un tuo paesano da te scraniato, ovvero un uccellino abbandonato vicino al passeggino sotto il sole in giardino, associato all'esplosione di una bomba atomica di bassa intensità, ultimo ricordo nella vita di qualcun'altro.
Serviranno groove nuovi che rendano naturale e costumato muovere la testa fuori dai tempi consueti. Un commercio di colonne sonore analoghe a quelle cinematografiche è previsto come dettaglio infimo di una nuova epoca. Le colonne sonore della vita di ciascuno esposte nei mediastore, i pezzi che hanno accompagnato i personali travagli, i compleanni, i pomeriggi domenicali o in auto durante un viaggio verso il mare. Sono tanti, è vero, ma già adesso un dvd contiene incontabili mp3, più di quanti sia possibile ricordare, più di quelli necessari per contemplare tutta la gamma delle emozioni una volta sola.
Per il novantacinque per cento della popolazione sarà previsto un riassunto con lo scopo di ricavare il meglio del meglio, greatist hits, che appunto è sempre uguale per il novantacinque per cento della popolazione, non so per esempio prevedo cose come Madonna o Articolo 31.



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