T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


30 agosto 2005

Quando lo scherzo diventa serietà

Alle tre di notte squilla il telefono di casa mia. E' il pilota del volo Alitalia AZ7789. Chiede disponibilità della pista per un atterraggio di emergenza, la chiede a me.
- Non ho nessun aeroporto, signore.
- E il giardino?
- Capisco. Faccia pure, se vuole.
Non ci penso proprio che per esempio possa essere uno scherzo. Vado in giardino e guardo il cielo, scruto le stelle, sono avvolto nel silenzio, sento qualcuno russare. Aspetto un po' e torno in casa, ma ormai non ho più sonno. Squilla il telefono. Prima di alzare la cornetta guardo l'orologio: sono le tre e mezza.
- Pronto?
- Il numero civico per favore, non possiamo restare qui sopra a piroettare in eterno.
- Mi scusi eh, ma che problema avete?
- Il numero civico!
- 6.
- Sicuro?
- Sicuro.
Metto giù la cornetta. Sospetto che si tratti di uno scherzo. Sento un gran rumore in avvicinamento. Poi uno schianto, esplosioni, crolli. La mia casa è salva.
Abito al numero 10.



24 agosto 2005

Esplosioni

Milano, tanti anni fa. Un uomo rubò senza problemi un'auto parcheggiata in un viale del centro, che a quell'ora della notte era deserto, a parte una pattuglia della polizia che vigilava attentamente la zona. Guidò fino a casa e nascose l'auto in garage. A mattina inoltrata gli esplose la casa e morì una donna, sua moglie. Lui era a prendere le sigarette, testimone il tabaccaio, con il quale sentì l'esplosione distante qualche centinaio di metri. Quando gli agenti spiegarono cosa era successo, lui confessò il furto: "non sapevo di aver rubato un'autobomba".
Il gruppo che organizzò l'attentato fece sapere su un sito arabo che volevano quel coglione, anche morto.
Dopo anni è ancora in galera, accusato di furto, con l'aggravante dell'autobomba.

Milano, tanti anni fa. Una sera, a bordo di un treno diretto a Como, salì un uomo dai tratti un po' orientali, un po' senegalesi, un po' sudamericani, un po' norvegesi, un po' mediterranei.
Costui partì da Milano, insieme a centinaia di pendolari. Si sedette, dopo un po' si addormentò. Qualcuno dei passeggeri notò dei fili che spuntavano da sotto i suoi pantaloni. Tramite passaparola e senza causare panico i passeggeri si allontanarono silenziosamente, lasciando l'uomo da solo a dormire. Poco dopo il treno fu fermato in aperta campagna, polizia e artificieri lo aspettavano proprio in quel punto. Il treno fu evacuato senza far rumore . Gli artificieri salirono sul vagone. Dopo un quarto d'ora scesero. Si assicurarono che non ci fosse nessuno nel raggio di trecento metri e si allontanarono. Quindi fecero brillare l'uomo, che saltò in aria con tutto il vagone.
Anni dopo confessarono a una giornalista di Gente: non era imbottito di esplosivo, aveva il pantalone sfilacciato. Lo svegliammo e lo facemmo scendere insieme a noi prima di far esplodere il vagone. Perché un lavoro va sempre portato a termine, anche se qualcosa non va per il verso giusto.
 
Milano, questa mattina. In stazione Porta Garibaldi un uomo cerca di farsi saltare in aria ma qualcosa non funziona e gli esce una nuvola di fumo da sotto il passamontagna. Si mette a piangere e si dispera menando improperi al cielo. Decine di presenti si gettano in suo aiuto. Lo spogliano e insieme cercano di capire cosa non ha funzionato. Gli smontano la bomba e la rimontano da zero, seguendo le istruzioni di montaggio su un foglietto mostrato dall'uomo disperato. Quando tutto è pronto si mettono emozionati fieri in attesa intorno all'uomo.
45 morti.
Formigoni si è dichiarato dispiaciuto sia dentro che di spalle, ma allo stesso tempo fiero dello spirito di solidarietà e sacrificio dei milanesi.



19 agosto 2005

In attesa della grande ventata

E' ancora tempo di letargo, molti esseri umani si astengono dal lavoro e le autostrade sono libere. Per libere intendo che posso usare l'auto per andare a lavoro, guidare a 170 km/h, 190 in discesa o con forte vento a favore. Nel tratto di autostrada Milano-Torino, poco prima di entrare in tangenziale, in discesa ho toccato i 195 km/h. Mi sentivo veramente emozionato, e quando sono emozionato faccio cose che non andrebbero fatte, come per esempio aprire il finestrino. Molti lo fanno, lo so, e non accade niente di strano, lo so. A me è successo che una bomba d'aria è entrata nell'abitacolo, sollevando il veicolo dall'asfalto. Stavo decollando. Ho frenato ma era troppo tardi. Sorvolavo l'autostrada di alcuni metri, il cruscotto indicava una velocità di 0 km/h - le ruote erano ormai ferme, ma sono sicuro che viaggiavo oltre i 200 km/h. Ovviamente a quell'altezza era inutile sterzare, ho perso l'uscita per la tangenziale e volavo verso Torino a quota duemila metri d'altezza. Dopo cinque minuti ho visto un aereoporto a ore due. Ho aperto le portiere, dosando l'apertura per virare. Non sapevo come perdere quota e mi è venuta l'illuminazione: chiudere il finestrino. Chiudendolo lentamente mi sono avvicinato sempre di più al terreno. Non è stato facile, perché dovevo continuamente muovere la portiera per trovare la rotta giusta senza capottarmi in aria. Appena le gomme han toccato l'asfalto della pista la lancetta dei chilometri è schizzata al massimo, il motore è andato su di giri. Con una lunga e pesante frenata ho riportato l'auto sotto i 200 km/h.
In aereoporto sembra tutto gigantesco. Mancavano le indicazioni per raggiungere l'autostrada, ero quasi tentato di chiedere agli operai in giro per le piste, se non mi avessero guardato male. Non so come, son finito in una stradina di campagna, e da lì in un paesino da cui ho raggiunto l'autostrada per tornare indietro.

Riflessioni:
1) Grazie a Googleearth ho scoperto che l'aereoporto era Malpensa. L'autostrada sulla quale son tornato in ufficio è stata la Milano-Laghi, percorsa come se fosse la Laghi-Milano. Avrei potuto volare fino a Linate, accorciando di molto la distanza da percorrere sull'asfalto, ma ero già spaventato per la difficoltà nel mantenere stabile l'automezzo e non era il caso di fare lo sborone.
2) E' probabile che a mio nonno, cui è intestato il veicolo, arriverà una multa perché non ho chiesto il permesso prima di atterrare, sempre che qualcuno abbia letto il numero di targa. Nel caso farò ricorso in tribunale, per il semplice motivo che le automobili per uso civile non sono dotate di impianto radio collegato alle torri di controllo. Avevo con me il cellulare, certo, ma obietterei che i numeri telefonici della torre di controllo sono raggiungibili solo dalla rete interna dell'aereoporto, ben sapendo che magari non è così, allora direi che non avevo con me il cellulare, dopo aver detto che ce l'avevo, mandando tutta la mia difesa a puttane.



17 agosto 2005

Pranzo d'affari

"Diciamocelo: noi veniamo giudicati anche per le nostre maniere a tavola e giudichiamo gli altri per le loro. Le persone sedute a tavola con noi non possono fare a meno di notare le nostre maniere: se saranno buone, ci giudicheranno favorevolmente; ma se saranno scarse il giudizio sarà sfavorevole"

A causa del rapido espandersi dell'economia globale sono stato costretto a condurre affari di lavoro a tavola. A mezzogiorno passato entro in ristorante con il consiglio di amministrazione del Fondo Monetario Internazionale. Da come saprò districarmi nelle trattative dipenderà la liquidità di milioni di cittadini in tutto il mondo.

Il nostro tavolo è già preparato. Cerco il mio segnaposto. Sposto una sedia per la donna che avrò di fianco, la quale mi ringrazia cinguettando graziosamente. Mi metto a destra della mia sedia e mi sposto a sinistra per sedermi.

"Non pulitevi la faccia con il tovagliolo"

Noto che a destra del mio piatto sono collocati il coltello e il cucchiaio da minestra, a sinistra c'è una forchetta. Un'altra forchetta è posizionata nell'incavo del cucchiaio da minestra, segno che verrà servito un cocktail di mare. Al centro del sottopiatto c'è il tovagliolo. In alto a destra rispetto al piatto sono disposti un calice dell'acqua, un bicchiere da vino rosso e un flute da champagne.

"Quando la forchetta e il coltello dell'insalata sono collocati vicino al piatto, significa che l'insalata sarà servita dopo l'entrée e prima del dessert"

I nostri discorsi introduttivi parlano di qualcosa che riguarda Milano. Dal tono degli altri non mi sembra uno degli argomenti riguardanti l'incontro. Non capisco cosa dicono perché parlano in cinque lingue diverse. Immagino i contenuti e rispondo cercando di esprimere, tramite il suono delle parole, opinioni personali su vaghe questioni urbane e meteorologiche.
Queste le mie risposte che hanno riscosso più entusiasmo tra i commensali:
- Undra si derzen. Ocalato sambora. Eccebombo?
- Effefe feffeffeffeffeffe fù.
- Rollare stanchi sotto sospetto fatuo a Baden Baden.
- Cipilesso cimiterioso cispobratto.

"Evitate di parlare con la bocca piena; prendete bocconi piccoli: troverete più facile rispondere alle eventuali domande e unirvi alla conversazione"

Il cameriere prende il tovagliolo, lo spiega e me lo mette sulle ginocchia.
Arrivano gli antipasti. All'ultimo momento ricordo con terrore di aver afferrato la forchetta come un violoncello e il coltello come un pugnale. Speranzoso che nessuno mi abbia scambiato per un serial killer, ripongo le posate sulla tavola. Lentamente apro le mani con il palmo verso l'alto. Metto coltello e forchetta sui palmi aperti, tenendo sui palmi metà dei manici, con la parte restante sul dito indice. Stringo forte coltello e forchetta e rivolto le mani, lasciando il dito indice sui manici.

"Il vino viene servito insieme alla minestra, e lo sherry è la scelta giusta per i consommés e qualsiasi minestra con aggiunta di sherry."

Mentre mangio la minestra, ho l'impressione che il discorso verta sulla situazione economica italiana. I volti sono tutti molto seri, e qualcuno mi ha rivolto una domanda importante. Ingoio la minestra e rispondo: "la randa cazzata fa brillare le vibrisse". Incontro sguardi compiaciuti. La donna che ho di fianco mi rivolge una domanda sbarazzina in tedesco, che credo riguardi i miei capelli impomatati con unguento di fegato di pesce. Rispondo secco: "condodò eheheh", suscitando le pazze risa dei commensali. La donna mi guarda affascinata, e sento di aver fatto colpo.

"Guardate dentro, e non sopra, la tazza o il bicchiere quando bevete"

Finita la minestra passa il cameriere a ritirare tutti i piatti tranne il mio. Perché?
Evito di parlarne con gli altri, per non interrompere le delicate conversazioni. Il pranzo prosegue attraverso il pesce, sorbetti vari, carne, insalate, fino al dessert e caffè, ma a me non viene servito niente di tutto questo, resto come un coglione con il piatto vuoto della minestra, e intanto concedo allegramente un embargo sui prodotti di prima necessità in tutta l'Africa, escluso il Madagascar, senza capire il perché.

"Un cameriere ottimamente addestrato non vi toglierà mai un piatto con il coltello e la forchetta incrociati. Si tratta di un segnale silenzioso universalmente noto che serve a indicare che il commensale non ha terminato ma sta solamente facendo una pausa"

Al termine del pranzo chiedo il conto, che controllo discretamente. Mi viene da proporre un pagamento alla romana, senza sapere in che lingua, ma resisto e pago con la carta di credito. Lascio anche alcune mance, così suddivise: una quantità equivalente al venti per cento del conto al maitre; il cinque per cento al capocameriere; il quindici per cento al cameriere che ci ha servito il pasto. Al sommelier lascio il quindici per cento, anche perché per ogni cibo ordinato ci ha consigliato il vino migliore. Purtroppo non mi rimane più contante da lasciare alla guardarobiera, e gli regalo dei pezzetini di carta mangiucchiata che ho in una tasca dei pantaloni.

"Non mettetevi il coltello in bocca, per nessun motivo"

All'uscita dal ristorante non faccio in tempo a ringraziare che il consiglio amministrativo del FMI si dilegua senza nemmeno salutarmi. Pensavo pure di aver fatto colpo su quella là. Mi dirigo al parcheggio dove ho lasciato l'auto aziendale.

Mentre torno in ufficio noto il FMI che cammina sul marciapiede. Accelero, sterzo sul marciapiede e li investo tutti. Rimbalzano in giro per la strada e cadono sull'asfalto con gli arti in posizioni impossibili, una donna finisce a penzoloni su un albero. Vado addosso a un'edicola ed esplode il parabrezza. Corro fuori dall'auto. In bocca ho il sapore del sangue. Apro un tombino e sparisco nel sottosuolo milanese.



16 agosto 2005

Soppraffazione aziendale

In ufficio è entrata una donna molto bella e profumata, mai vista e mai odorata prima. L'ho salutata per educazione e son tornato a seguire le lancette dell'orologio a muro . La donna ha sbrigato una pratica con un collega, dopo cinque minuti è uscita. L'ufficio è rimasto scioccato dalla sua bellezza. Ho smesso di guardare le lancette per prestare attenzione allo shock dei colleghi, e sono rimasto shockato dal loro shock. Si scambiavano commenti arrapati e qualcuno le ha dato della gran troiona. Mi lanciavano occhiate come per aspettarsi complicità dialettica. Uno di loro si è alzato seguito a ruota dagli altri. Mi hanno guardato male perché restavo seduto. Mi hanno invitato invano a seguirli, poi mi hanno minacciato di farmi fare brutte figure in mensa mentre tengo il vassoio pieno in mano. Allora li ho seguiti pensando che andassero in pausa caffè e invece no, entravano in bagno.
Che cazzo andiamo a fare tutti in bagno? ho chiesto.
Con una manata sulla testa mi hanno spinto dentro e si sono ammucchiati vicini. Hanno aperto le patte , tirato fuori il pisello e cominciato a masturbarsi velocemente.
Ero impressionato dai loro sguardi. C'era chi fissava un punto del lavandino, chi teneva la testa all'indietro e gli occhi semichiusi, o un solo occhio chiuso, chi si guardava allucinato il cazzo, chi guardava gli altri ridendo. Uno guardava me perché non facevo niente. Mi ha rimbrottato, arrivando perfino a tenermi fermo per poi sfilarmi i pantaloni. Ho gridato che avrei fatto da solo.
Poco dopo stavo a segarmi controvoglia e non riuscivo proprio a farmelo diventare duro come il loro, e non ci tenevo affatto. Come potevano pretendere una simile performance lì in branco?. Facevo finta di menarmi e intanto guardavo l'oblò di vetro all'angolo con il soffitto. All'improvviso ho sentito un gemito equino, ho visto una faccia diventare rossa. Subito altri hanno emanato altri versi, alcuni bovini, altri caprini, ma comunque appartenenti al campo dei mammiferi quadrupedi che mangiano l'erba. Mi sono spostato appena in tempo per uscire dalla traiettoria delle sborrate. Approfittando dell'abbandono orgasmico mi son lavato le mani e sono uscito dal bagno correndo, diretto all'ufficio del capo. Ho aperto la porta e il capo non c'era. Ho sentito gran rumore di passi e fiati alle mie spale. Mi sono voltato e ho trovato tutti i miei colleghi che mi alitavano sul mento. Mi hanno strattonato dentro, chiuso a chiave insieme a loro.
Un'ora dopo la chiusura degli uffici mi ha trovato la donna nigeriana che fa le pulizie. Fortunatamente mi ha aiutato a slegarmi, così ho sfilato da me il mazzo di penne bic dal culo. Lei ha provato a consolarmi dicendo che dalle sue parti ha visto cose peggiori.
Grazie.



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