Cosa vuol dire andare a lavoro in macchina Per la prima volta vado al lavoro in macchina. Ero così
abituato ad andare a piedi che senza rendermene conto provo ad entrare in
portineria con tutta la macchina. Fantastico. La segretaria si spaventa
moltissimo. Domando perché, risposta: è assurdo non si può entrare dalla porta
con la macchina ma come si fa non è mai successa una cosa così. Si spaventano tanto. Una volta, qui davanti, una macchina
ha tamponato un furgoncino. Tanto rumore e qualche ammaccatura, nessuno ferito,
però tre quarti dell'azienda erano in strada sgomenti, l'altro quarto era
chiuso in bagno a sniffare colla. E se invece, per dire, cadesse una bomba da
un B52 proprio qui sopra che succederebbe? La smetterebbero di sniffare colla?
Sì? Nel corso della giornata non è successo niente. Al ritorno trovo coda in provinciale a pochi metri da casa
mia. All'angolo con via dei Rovi c'è il prete che benedice i veicoli, assistito
da un piccolo chierichetto. Recita qualcosa muovendo le labbra in silenzio, si
fa il segno della croce e sul suo amen il chierichetto lancia un gavettone
d'acqua santa contro il mezzo. Quando l'auto davanti riparte la seguo, ignorando il
prete, che in un primo momento espone un volto sorpreso, poi mi insegue,
inciampa sulla tunica e cade. Grida: "dai giovane inseguilo tu che sei
giovane!". Il chierichetto si lancia. Faccio il giro del quartiere fino a
tornare all'angolo con via dei Rovi, parcheggio e scendo dall'auto. Sul marciapiede c'è la carriola con i gavettoni. Li tiro
al prete che è sulla via del ritorno, lo lavo completamente senza riuscire a
fermarlo, gli scaravento addosso tutta la carriola con i gavettoni rimasti e
corro a casa. Sudato e affamato, apro il frigorifero e afferro il
gorgonzola. Mi rendo conto di aver lasciato la macchina laggiù. Esco di casa e
corro fino all'angolo con via dei Rovi, dove trovo il prete che benedice
ripetutamente la mia auto. Mi vede, ci guardiamo negli occhi. "Così impari!", grida battendo il piede. Gli spalmo
sulla guancia sinistra il gorgonzola che tengo ancora in mano. Entro in
macchina e non vedo le chiavi. Esco dalla macchina e le vedo. Entro e non le
vedo. Esco e le vedo. Entro e non le vedo. Esco e le vedo. Entro e non le vedo.
Esco e le vedo. Che significa? La realtà si prende gioco di me. Mi gira la
testa. "Così impari!", grida il prete. Da sopra i tetti arriva Cristo crocifisso mediante
propulsione installata ai piedi della croce. Mi porge la mano trapassata da
parte a parte dalle mie chiavi. Estraggo il mazzetto dal suo palmo e ringrazio.
Gesù brucia gas e vola sopra i tetti. Il prete e il chierichetto sono atterriti. Salgo in
macchina e accendo il motore, ingrano la prima, schiaccio l'acceleratore.
Colpisco qualcosa in mezzo alla strada. La carriola, non l'avevo notata. La
sposto. Salgo in macchina, ingrano la prima, schiaccio l'acceleratore, rilascio
l'acceleratore, frizione, seconda, lascio la frizione, acceleratore, lascio un
po' l'acceleratore, ancora acceleratore, lascio l'acceleratore, frizione,
terza, un pochino acceleratore, freno frizione, seconda, freno frizione, mi
fermo, prima, aspetto il verde, arriva il verde, sono già in prima,
acceleratore, lascio l'acceleratore, frizione, seconda, sterzo a sinistra,
acceleratore, lascio l'acceleratore, frizione, terza, accelero un pochino,
lascio l'acceleratore, freno frizione, seconda, sterzo a destra, non accelero,
sterzo a destra, freno, frizione, retromarcia, sterzo a destra, acceleratore,
frizione, prima, acceleratore, sterzo a sinistra, freno, frizione, retromarcia,
acceleratore, sterzo a destra, freno, frizione, prima, spengo la macchina,
scendo, chiudo la macchina, riapro la macchina, salgo, inserisco il freno a
mano, scendo, chiudo la macchina.
Il gorgonzola.
19 maggio 2005
Panico Affondò nella poltrona - gli sembrava una poltrona col pozzo in centro - di avere la testa appesa da qualche parte là sotto e vedeva il soggiorno specchiato intorno le pareti le persone i colori separati dalle superfici - le voci rimbalzavano nella stanza si ripetevano si cavalcavano le une sulle altre, sovraccaricavano l'aria sembravano insetti vocali e succhiatori - sentiva i conati senza niente da vomitare, pensò che fosse un istinto di rigetto del corpo sul corpo - "non mi riconosco più cosa sono diventato" e soprattutto credeva che sarebbe morto o svenuto - le persone attorno a lui credevano recitasse - "non sono mai esistito e questo non mi appartiene" come se per la prima volta fosse entrato in un corpo vero, la mente sua era stata per anni un cuscinetto inibitore di miliardi di punte di dolore - le cellule in lotta per garantire la sensazione di invincibilità - la casa in cui si trovava era la tridimensione di un delirio inconscio che riusciva a penetrare le barriere mentali per metà crollate e rannicchiate in fondo a un qualche spazio vuoto - si convinse di essere sempre stato vulnerabile e solo, solitudine limpida, tagliata finemente, solo nella maniera più pulita possibile - nessuno può intervenire sono tutti spettatori di un palco senza uscite di emergenza - "vaffanculo" pensò - e si lasciò cadere verso l'angolo di un qualche spazio vuoto.
Disfunzione alla ghiandola dei presentimenti Ho una disfunzione alla ghiandola dei presentimenti. Ogni volta che mi siedo a cagare penso sempre a quella storia del satellite che può fotografare con la precisione di un centimetro e mostrare più o meno distintamente una moneta da cento lire, e ho il presentimento che qualcuno lassù mi stia spiando, quindi abbasso completamente la tapparella e cago al buio. Alla fine tiro l'acqua e alzo la tapparella, però mi sento in colpa perché impedisco a qualcuno di fare il proprio lavoro.
La complessa digestione Pomeriggio dopo pranzo sono in
piena digestione, il pallore risplende sul mio volto, tutte le risorse sono
investite nella demolizione del cibo. Ormai spendo più di quanto assimilo e non
escludo che entro breve debba appoggiarmi a nuove forme di energia. So che un
mio ex compagno di scuola ha lo stesso problema, l'ho incontrato proprio
settimana scorsa alla fiera dell'incubo. Si fa iniettare direttamente in vena
vitamine, proteine, carboidrati, alcool e tossine varie, giusto per essere in
linea con la comune alimentazione. Poi, come sovente accade tra ex, siamo
tornati a praticare le vecchie abitudini dei bei tempi andati. Ci incontriamo
di nascosto nella nostra storica scuola, all'ombra di bidelli e docenti, ma
garantisco che si tratta solo di istruzione e disciplina, non c'è altro. Ieri pomeriggio la complessa
digestione mi ha sfiancato a tal punto che sono andato in bagno per dormire in
santa pace. Mi sono chiuso a chiave e ho preso sonno appena mi sono seduto per
terra di fianco alla tazza del water. Quando mi sono svegliato erano le due di
notte. Ho pensato che se fossi uscito a quell'ora sarebbe scattato qualche
fottuto allarme, non so, e poi nel cortile c'è il pitbull aziendale che va a
dormire alle 8 del mattino quando arrivano i primi dipendenti, così sono andato
alla mia postazione per portarmi avanti con il lavoro.
Fotogramma [7] "- Ciao. Ogni volta che al telefono qualcuno mi chiede che tempo fa mi prende uno scatto epilettico e per pochi istanti vedo i corpi e le cose disfarsi liquefarsi, gli atomi che si lasciano andare si mescolano e formano corpi nuovi. Ci rido sopra, così torno alla normalità e l'interlocutore mi chiede perché rido. Rispondo che da me il tempo si è fermato. In che senso? mi domanda. Resto zitto qualche secondo, come se la sua voce dovesse arrivarmi un po' oltre il mio tempo immobile cioè il mio non tempo, rispondo nel senso che il tempo non scorre più e non succede niente di nuovo da un po'. A seconda dell'interlocutore può arrivare una risata o una risposta particolare. In ogni caso lascio passare qualche secondo e poi chiedo "mi senti? hey, mi senti?". L'interlocutore dice sì sì ti sento, faccio finta di non averlo sentito e dico "stai andando sempre più lontano, non ti sento più" e metto giù.
Fotogramma [6] Andai verso il bancone, facendo finta di ignorare le
truppe di ragazzi seduti ai tavolini perchè le sedie erano troppo alte. Al
bancone non c'era nessuno e allora ne presi il controllo. Un istante dopo un
ragazzo mi chiese una birra in bottiglia. Aprii il frigorifero sotto il
lavandino e mi salì un conato: riconobbi immediatamente un corpo umano fatto a
pezzi, tanto simile a quelli che vedevo in casa da piccolo prima che i miei
diventassero vegetariani. Dissi tremando che le birre in bottiglia erano finite.
Allora va bene alla spina, disse il ragazzo. Feci per spinare la birra e ne
uscì senape. Avevo lasciato il frigorifero aperto. Il ragazzo aspettava la
birra alla spina con le monete in mano. I ragazzi seduti sui tavolini
scoppiavano di voce e invece della birra usciva senape. Volevo piangere. Forse
il ragazzo intuì il mio disagio perché mi chiese tutto ok? Mi limitai a
guardarlo. Oltrepassò il bancone dicendo posso darti una mano? e vide il corpo
fatto a pezzi nel frigorifero che avrei dovuto chiudere. Aprì la bocca, sgranò
gli occhi, richiuse la bocca. Guardò me indicando il frigorifero, aveva la
faccia bianca come le palle degli occhi, mi sembrava un fumetto. Mi sentivo un
fumetto. Un paio di ragazzi notarono la sua faccia, la mia faccia, la senape che
usciva dalla spina. A loro volta furono notati da altri ragazzi. Il locale
cadde in una catena di sguardi che gradualmente si sciolse verso il bancone.
Nel frattempo il ragazzo pallido si vomitò sulle scarpe. Qualcuno giunse dietro
il bancone, e più tardi qualcuno chiamò la polizia, i carabinieri, i pompieri,
l'ambulanza, il prete, le mamme e i parà.
Servizi abilitati al filtraggio del plancton Il menu caratteristico del martedì
incluso nei self service a catena di montaggio è il plancton. Così come nei
ristoranti cinesi si entra a capofitto nell'avventura grazie alle bacchette,
nel self service si adoperano i fanoni: un sandaletto estratto dai veri fanoni
di una megattera viene montato nella bocca aperta bloccato fra i denti. Non
bisogna fare niente: tenere ferma la testa verso l'alto mentre il cameriere o
il partner versano da una caraffa acqua di rubinetto con alta concentrazione di
plancton finché la bocca non è piena d'acqua, quindi spingerla verso l'esterno
e lasciare che i fanoni trattengano le minuscole creature di cui si desidera il
sapore. Nei ristoranti più a la page
l'acqua del rubinetto viene additata (o additivitata che dir si voglia) con
molto sale, per ricordare le primigine voluttuà della vita nella brodaglia
oceanica. Stavamo filtrando il plancton
attenti a non rovesciarcelo addosso - anche se avevamo il bavaglino, una pinna
di balena sbattuta sull'asfalto per farle perdere stabilità - quando la parete
dietro il bancone si è lacerata fino ad aprirsi. Il cassiere, un cameriere e un
aiuto cuoco sono stati travolti da un'onda d'acqua di rubinetto, su cui si
rovesciava mollemente una balenottera come volendo fare surf. Il cetaceo si è
depositato quasi in silenzio addosso al bancone sventrato, l'acqua filtrava
dovunque, avevo le scarpe di tela e i piedi inzuppati. Ci siamo scaraventati
addosso alla balenottera per divorare a sbafo tutto il plancton incastrato sui
suoi fanoni. Un mio collega ne ha staccato uno per giocare a frustarmi senza
molto tatto, tanto che mi ha arroventato il capezzolo e per levarmelo di torno
gli ho dovuto affossare gli occhi nella testa. Da questa esperienza ho capito che
attualmente non ci sono strumenti per filtrare il plancton lasciandone
inalterata la purezza, così come mi ha spiegato il titolare del locale per
spiegare ai curiosi del perché una balenottera. Per forza che l'uomo deve
catturare una balena e tenerla nel retrobottega finché la scorta di plancton
depositato nella sua bocca non finisce. Tutto
sommato è stato un casino.
LSD Un mio collega è entrato in ufficio sorridente perché gli
hanno diagnosticato un tumore maligno alla prostata e lui quando riceve notizie
spaventose ride istintivamente, si agita tutto come i bambini e ride. “Non è
chiara la causa”, ha detto, “i medici sospettano la folle masturbazione che
praticavo da giovane”. Incuriositi abbiamo chiesto dettagli. Ha cominciato masturbandosi qualche volta al dì da
adolescente, poi sempre di più, da mane a sera. Gli piacevano gli orgasmi, averne
uno dopo l'altro fino a sentire male ai testicoli. Verso i trent'anni viveva
solo per l'orgasmo, non aveva una vita, un lavoro, una storia d'amore,
interessi, amici. Niente, solo orgasmi solitari in continuazione. Per non far stare in pena i genitori decise di
uscirne, e si buttò nell'LSD. - Ne fai ancora uso? gli chiedo io. - Sì, ogni mattina assumo LSD, mi permette di vivere
in un'allucinazione che inibisce gli istinti masturbatori, mi fa sentire
normale anche se l'allucinazione non lo è affatto. - Che cosa vedi? - Bah, non so, vedo te. Vedo computer, scrivanie,
gente…, treni, palazzi, alberi, il cielo, la televisione, mia moglie, i figli,
gli animali… devo continuare? - Ma questo è normale, anch'io lo vedo e non faccio uso
di LSD. - Bah, non so che dirti, se non fosse per l'LSD
tutto questo non esisterebbe, tornerei a segarmi tutto il giorno. - Cazzo. E' pazzesco, cazzo. - Bah.
Il concerto dei Marlene Kuntz Il
concerto dei Marlene Kuntz è stato superlativo perché a un certo punto
Cristiano è salito sul palco senza chitarra e i nostri eroi avevano già
attaccato una nuova composizione e Cristiano passeggiava come pensando per
quale ragione ogni mattina si ritrova tutte le sue scarpe a punta nel
frigorifero ma in verità non trovava la chitarra e simulava concentrazione e
raccoglimento e a un certo punto mentre la musica tesseva armonie di facili
arpeggi lenti lui ha fatto la verticale davanti a tutti e ci ha sbalordito
davvero noi non pensavamo potesse tirar fuori una trovata simile (ma un mio
amico sospettava che facesse il mimo) poi si è girato verso Luca Bergia il
batterista si è calato i calzoni e ha cagato sul palco sì dico bene ha cagato
sul palco e tutti quanti ad applaudire in delirio tranne una voce una sola
proveniente da un certo Manuel Agnelli che sbraitava "ma suona
stronzo!". scopriti
essere umano in quanto tale persona banale
e non speciale a cui Dio
concede gesti assai banali. A fine
concerto il fonico è andato a pulire il palco con la paletta e un sacchettino e
mi guardava di sbieco perché gli dava fastidio essere fissato da me durante la
pulizia del palco. Sono uscito e non ricordo più niente fino a stamattina.
All'improvviso esco a mezzanotte dall'alcatraz e sono qui seduto in piena
mattina. Mi alzo. Vado alla scrivania di una mia collega che non c'è ma c'è la
sua borsa. Frugo dentro e prendo un assorbente, lo apro, ci faccio un aereo di
carta. La collega arriva e mi sgama in pieno, che fare? Le tossisco in faccia.
Grida madaismettila daidai cosafai smettilatihodetto più volte, agita le braccia
e la testa. Le tossisco sugli occhi, sul naso, sulle guance. Cade per terra si
raggomitola. Qualcuno
però ha visto tutto. - ma sei
scemo? - dice qualcuno. - ... - no
dico, sei scemo? cazzo fai? - ... L'ufficio
e silenzioso, è tutto come se non fosse accaduto, risucchiato nel participio
passato a rappresentare una gran dispensa di nulla profondo e nuovamente torna
a non succedere niente di importante. La collega si rialza guardandomi
malissimo, è rossa in faccia, ma credo sia per l'irritazione causata dal mio
alito: è da tre giorni che non mi lavo i denti, i miei incisivi superiori sono
sempre più verdi e marroni, giorni e giorni di smog e rutti che intaccano la
dignità dentale. Ricevo uno schiaffo deciso. Mi
allontano camminando verso l'uscita, ma qualcuno mi taglia la strada, e me ne
porge una fetta. - no,
grazie - no?
pensi di farla franca così facilmente? - ... - ti
comporti male, lo sai, ti comporti male - ... - anche
noi meritiamo rispetto - ... -
vogliamo vivere serenamente - ... -
vogliamo arrivare in casa senza rancori e fastidi sul groppo - ... - e tu
vuoi rovinarci tutto - MA DIO
CANE! Il mio
urlo fa sparare il soffitto in cielo. Le pareti cadono come carte e le nuvole
si mettono da parte. In cielo si agitano decine di lunghi tentacoli, ma no, sono
treni, decine di treni scendono dal cielo dimenandosi, e impattano col suolo,
si ficcano nella terra per tutta la loro lunghezza e spariscono nei meandri
delle profondità. Dalla bocca della mia collega fa capolino un canarino.
Qualcuno è scalzo con il piede appoggiato alla scrivania, sta pulendosi le
unghie con uno spazzolino. Qualcuno sgrana gli occhi, ci versa sopra mezzo
tubetto di dentifricio, chiude gli occhi e se li strofina urlando fino a farsi
espiantare la voce, ha gli occhi come due crateri visti dall'alto con tutta la
lava in eruzione. Chiamo trenitalia e subito vedo arrivare un treno tutto per
me. Mi butto sui binari, le ruote mi tagliano a metà. La mia collega raccoglie
la metà con la testa e la usa come busto di rappresentanza nel bel mezzo
dell'ufficio. Fisso qualcuno nei crateri e mi dice che sono antiestetico con
quei denti concimati, prende martello e scalpello e uno a uno me li fa saltare.
L'altra mia metà se la dà a gambe. In altri tempi sarei scappato gambe in
spalla, ma senza le gambe potrei solo scappare a gambe levate. A un certo pun
Mancato senso di realizzazione La crisi più attuale cui perfino le maestre delle
elementari dedicano le tracce dei temini è il mancato senso di realizzazione di
molti. E non a torto visto che in precise circostanze anche emotive è faticoso
scorgere i corpi dei propri simili e talvolta il proprio. I soggetti in cura hanno confessato di essersi realizzati
al momento del parto. Questo dato ha trovato conferma in quanto dicono le loro
madri, che affermano di averli realizzati in concomitanza con la loro data di
nascita e durante tutto l'arco della gestazione. Toccandomi più volte il corpo, per esempio sotto la doccia
e non necessariamente con il rubinetto aperto, sento la consistenza della
carne, il calore o la durezza della zona pubica, le sporgenze delle ossa, e mi
sento realizzato proprio così e non diversamente. Ieri pomeriggio sono andato a trovare la Raffa. Con tutti
i chilometri che fa ogni giorno per sopravvivere dice di non avere idea di cosa
sia la vita vera. Non mi sento realizzata, dice; eppure vedo perfettamente il
suo contorno, ha uno spessore, è ricca di fenomeni visibili e non, è in
continuo divenire. Ma ne sei sicura? le chiedo. Sì, risponde. Da quel momento
un pallore diffuso si è propagato sulla sua pelle e in pochi secondi è svanita
come nebbia sopraffatta dal mattino che avanza.
Invasione del Pianeta Non sono
d'accordo con quanto dicono i capi di governo dei più importanti paesi nel
mondo: l'attuale invasione terrestre per mano aliena, dicono, è il pretesto per
pacificarsi, unire le forze e combattere il nemico comune, riscoprendo la
solidarietà e la fratellanza fra i popoli. Non sono
d'accordo perché se riusciranno a sconfiggere questo nemico si tornerebbe alla
diffidenza reciproca. I buoni propositi e la stretta amicizia sarebbero la
facciata di un continuo duello, lotta per il successo, per la supremazia
economica e culturale, dove per cultura si intende l'insieme di conoscenze e
comportamenti popolari necessari per un mercato che deve sempre crescere e
scoppiare di vita, in perfetta antitesi con i suoi partecipanti. Nel
frattempo Silvio Berlusconi fa lo scettico: "Come tutti gli altri casi di
incontri più o meno ravvicinati, ritengo che anche questo sia privo di
fondamento. E' semplicemente un'allucinazione collettiva, una forma di sclerosi
che il popolo sta attraversando come atto purificatorio per uscire dalla stasi
economica. Ben venga dunque, ma sto lavorando sodo perché si raggiunga una
soluzione senza passare per queste pagliacciate". E'
l'unica voce scettica in un mondo sconvolto dall'evidenza. Perfino
il presidente Bush si è arreso di fronte alla macellazione di oltre trenta
milioni di americani. Le testate nucleari non possono nulla contro un nemico
quasi invisibile. E la censura di molti governi non aiuta, chissà quanti sono i
cinesi che vanno incontro a questa fine. Per il
resto è già stato detto di più e meglio in altri lidi, cui rimando cortesemente. Vorrei
però riportare la traduzione di un passaggio tratto dal Guardian di ieri. La
qualità dell'articolo è definita dalla mia scarsa esperienza nelle traduzioni,
alcune frasi per esempio le ho escluse per non lasciarle a metà, o perché
tradotte venivano fuori con le parolacce. "Compaiono
all'improvviso, paralizzano, catturano la preda o la uccidono immediatamente, e
la trascinano nelle loro cabine volanti. Da oggi la preda siamo noi. [...] E'
entrato in gioco un nuovo partecipante, i ruoli sono invertiti. Chi l'avrebbe
mai detto? Forse i predicatori più pessimisti, gli urlatori da fine del mondo,
che oggi sono gli unici a brindare. Ma quello che abbiamo visto sulle strade
delle nostre città supera ogni previsione e fantasia. [...] Ignorano
le nostre urla, la paura, il dolore dei nostri vicini. Vogliono la carne,
quella umana. Uccidono e macellano seduta stante. L'asfalto diventa una fogna
di resti umani, il sangue che sgorga nei tombini. Poi spariscono in volo con il
bottino, ogni tentativo di seguirli è inutile. [...] Non
abbiamo nessuno cui rivolgerci. Dio sembra essere rimasto un po' confuso, si
sarà chiesto chi ha creato questi mostri, e se c'è un brevetto da qualche
parte. A cosa serve pregare? A cosa serve implorare, urlare, quando si vive in
un linguaggio a loro infimo e incomprensibile? [...] Diventiamo
carne per tavole anni luce dalla Terra, per gli autogrill economici alla
periferia della galassia, nelle trattorie di quartieri semidisabitati su
pianeti che non fanno parte di alcun sistema solare. [...] Eccola, la conquista umana dello spazio, siamo finalmente
riusciti a toccare i limiti più remoti della galassia, eccola: nei piatti degli
extraterrestri. Quale bandiera pianteremo questa volta sui pianeti raggiunti dai
nostri corpi? Nessuna, ce n'è una che ci aspetta sulle patatine fritte."
19 maggio 2005
Ieri sera avevo l'appuntamento con uno specialista. Stavo guidando in superstrada verso Milano. Sarei arrivato con largo anticipo perché avevo previsto più traffico di quanto ce ne fosse realmente. Lo stereo faceva girare una cassettina con le registrazioni della gente che compra il pane, effettuate qualche sabato fa dal panettiere.
All'improvviso un furgone rosso si immette in superstrada da destra senza darmi la precedenza e ci scontriamo. La portiera destra si piega e i vetri scoppiano, l'auto viene spostata sulla corsia di sorpasso, ma riesco a mantenerne il controllo. Il furgone è come se rimbalzasse dall'altra parte, compie un testacoda e si ribalta. Mi fermo un po' più avanti ed esco dall'auto. Dal retro del furgone escono zompettando decine di parrocchetti e prendono il volo tutte insieme. L'autista esce dall'abitacolo gridando disperato ai parrocchetti, che a causa del suo comportamento volano ancora più in alto. Il mondo attorno è oscurato dalle nubi temporalesche e viene fuori questo contrasto agitato e variopinto contro il cielo cupo, e allora mi metto a ridere da solo pensando all'Etna anni fa, quando dalla macchina guardavo le ginestre sullo sfondo delle nubi quasi nere.
18 maggio 2005
17 maggio 2005
- ma ciao.
- che tempo fa da te?
- c'è il sole.
- dove, fuori?
- ...sì, fuori.
- e non lo fai entrare?
- no, lo lascio fuori.
- al freddo?
- e già, al freddo."
testo di una canzone di Z
Invece è un po' di tempo che di notte, nel sonno, sogno per intero la giornata successiva, dal momento in cui mi sveglio fino a quando mi addormento. Quando mi sveglio so già come andrà a finire, fin nei minimi dettagli. Ogni mio intervento per diversificare gli eventi è inutile. Quello che metto in pratica come cambiamento risulta poi compiersi come avevo sognato.
Vivo nel sogno la prossima giornata da sveglio, abbandonato ad essa come se fossi sveglio davvero. Poi mi sveglio, e ripeto la giornata in stato di veglia, già a conoscenza di quello che succederà. Anche nel sogno ho questa sensazione nei confronti del sogno stesso. L'unica pecca in tutto questo è che non posso cambiare gli eventi, e allora vivo sapendo dell'imminenza di un successo, di una battuta, di una figura di merda, di un certo volto nella folla, di qualsiasi cosa.
Questa notte però non ho sognato tutta la giornata. Cammino, sento il rumore dei miei passi intervallato dai rumori del traffico. Mi fermo, prendo dalla tasca il fazzoletto e mi soffio il naso. Tutto qua: mi soffio il naso e non succede più niente. Resto fermo di fronte all'immagine del marciapede con le ombre allungate di cose e persone, intorno c'è silenzio. Nel sogno l'immagine svanisce lentamente nella foschia fino a perdersi, ed è lì che mi sono svegliato.
So bene che se questo pomeriggio cambiassi tragitto, mi ritroverei comunque a camminare in quella strada. Ecco, a pensarci bene non saprei dire se quella strada fa parte del solito tragitto oppure no. Che importa?
13 maggio 2005
10 maggio 2005
09 maggio 2005
06 maggio 2005
”Non dovrebbe essere impossibile usare le forbici
quando e' proprio cosi' che si vuole
perche' cosi'si dice sia scritto nel libro
La tua vita nel sociale
D’ora in poi quello sei tu.
”
05 maggio 2005
03 maggio 2005