T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


29 dicembre 2003

Meglio tornare a casa nel buio che raccontare dei pompini effettuati

Alcune sere fa sono andato al pub con una mia amica, perché non mi ricordavo dove rimaneva il pub, così mi sono fatto accompagnare. Quando le ho detto che volevo solo essere accompagnato ha pensato che scherzassi, invece non scherzavo, ma lei non lo sapeva e questo mi fa sentire una persona di successo.
Siamo entrati e ci siamo seduti ad un tavolino, l'unico libero in mezzo alla bolgia.
Mi sono guardato attorno, notando le solite coppie silenziose che si guardavano attorno bevendo una birra o un gin lemon, i soliti gruppetti di ragazzini che facevano cagnara guardandosi attorno e i soliti fedeli frequentatori che si guardavano attorno limonando di tanto in tanto con le cameriere, sono i fedeli frequentatori proprio perché limonano con le cameriere quando passan loro vicino mentre corrono a servire i tavoli e siedono al bancone, sul bancone, sono appoggiati alle travi portanti o saltano, letteralmente, da un tavolo all'altro per attaccar bottone al volo.
Stavo per finire di guardarmi attorno (la mia amica parlava, diceva cose della sua routine quotidiana, ma non ricordo cosa perché non la ascoltavo) quando mi è caduto l'occhio sulle labbra nere di una donna a un tavolino trenta metri circa lontano dal mio. Quelle labbra stringevano una sigaretta, a sua volta tenuta tra un indice e un medio sottili ma robuste, dalla pelle bianca e le unghie nere anch'esse, strette nella mano enorme e informe di un anziano e distinto signorotto sulla settantina, che fissava le labbra nere di lei, che stringevano una sigaretta e così via.
Improvvisamente tornai indietro di 7 anni. Stessa età, stesso luogo e persone, ma 7 anni indietro, così posso parlarne al passato remoto senza usare questo merdoso participio passato che con l'imperfetto mi mette l'ansia.
Mi alzai continuando a fissare quelle labbra. In quel momento esse si aprirono, lasciando fluire un denso fumo, quasi a volermi salutare. La mia amica smise di dire le sue cose e aggiunse qualcosa relativamente alla mia posizione eretta rispetto alla sedia. Mi incamminai al tavolino e come è facile prevedere ci arrivai pure.
Arrivai dunque al tavolo, ella mi guardava con la bocca socchiusa. Anche il signore mi guardava con la bocca socchiusa. Incontrai lo sguardo di una cameriera che passava ed anche lei teneva la bocca socchiusa. Osservai velocemente i presenti intorno e notai che tutti mi guardavano con la bocca socchiusa. La mia amica, da lontano, mi fissava il naso con la bocca socchiusa. Decisi di rimandare a data da destinarsi l'analisi della sinistra situazione e presi la palla al balzo.
"Di chi è?", domandai.
"E' mia! mia!", urlò un ragazzino nella bolgia.
"Non si gioca a rugby in un luogo così affolato!", urlai, e lanciai la palla nel mucchio da dove era arrivata.
"Ciao cazzone, mi piaci come cammini", dissero le labbra nere nella coltre di fumo.
"wow, ah sì?... permette?", chiesi al signore.
"Ma certo, giovanotto", rispose.
Mi misi a camminare per dieci, venti minuti, attorno al tavolino. Mentre camminavo la mia amica se ne andò irritata.
"Le è piaciuto?", chiesi alle labbra nere.
"Oh sì, cazzo, tanto"
Il signore era sgomento.
Labbra nere si alzò e andò in bagno. Mi sedetti al suo posto e mi feci stringere le mani dal signore.
"Secondo lei cosa dovrei fare adesso?" chiesi.
"Fossi in te entrerei in bagno anch' io", rispose il signore.
"In quello degli uomini, no?"
"Ma no, in quello delle donne"
"E perché non lo fa lei?"
"Perché io entro solo in quello per gli uomini"
"E perché io dovrei entrare in quello delle donne?"
Il signore mi strinse le mani più forte.
"Ragazzo, cosa cerchi veramente?", chiese.
Non seppi rispondere. Ci guardammo a lungo senza parlare, lui aspettava una risposta, io aspettavo che togliesse le mani sudate dalle mie.
Non seppi rispondere.
Tornò Labbra Nere e mi diede un calcio sul fianco con gli stivali affinché cadessi a terra, ma soprattutto perché gli lasciassi libera la sedia. Mi alzai e uscii dal locale.
Era buio, molto buio. E faceva freddo, molto freddo, e la mia amica era lontana ormai, molto lontana ormai. Ma tornai a casa ugualmente, anche senza accompagnatrice, e come feci non lo dirò mai, e ciò mi fa sentire una persona di successo.

(In realtà, Labbra Nere è un'affermata pornostar australiana e vegana tornata in Italia per venire a trovare il nonno. In un'altra dimensione parallela, cioè quella dove io seguivo Labbra Nere in bagno, lei mi avrebbe incrociato nella toeletta e si sarebbe complimentata delle mie labbra; io le avrei detto che con le mie labbra ci feci i pompini al mio compare johndrake nel retro del Nashville*, anche se ciò sarebbe accaduto sette anni dopo, e che johndrake perse i sensi a causa dell'estremo piacere. Lei avrebbe provato il desiderio di spompinare compare johndrake per fargli capire che le sue labbra erano più abili delle mie nel fare i pompini, rifiutandosi di spompinare me. Io le avrei chiesto che male c'è a spompinare me e poi johndrake, lei mi avrebbe risposto che sarebbe stato più sadico nei miei confronti se johndrake fosse venuto da me in persona a osannare i pompini di lei senza che io li avessi ricevuti. Detto ciò sarebbe uscita dal bagno fumandomi in faccia, io sarei rimasto nel bagno delle donne in procinto di farmi trovare sdraiato nudo per terra, ma un'altra donna, Labbra Strette, ubriaca, sarebbe entrata improvvisamente, si sarebbe rovesciata su di me, mi avrebbe fatto lei un pompino, poi mi avrebbe vomitato sull'addome più e più volte. Subito dopo sarebbe entrato il suo uomo, che mi avrebbe sorpreso a braghe calate, con il vomito addosso e la sua donna riversa ai miei piedi in balìa della sbronza. Il suo uomo mi avrebbe chiesto "cazzo stai facendo?" e io, per non dirgli che la sua donna mi stava facendo un pompino, gli avrei detto "mi sono vomitato addosso e questa signora stava gentilmente prendendosi cura di me direttamente con i muscoli dell'apparato digerente superiore", quindi mi avrebbe preso per i capelli e spaccato la testa sui vetri più e più volte, ed io prima di morire avrei avuto la visione del mio compare johndrake entrare nel bagno e appostarsi al lavandino di fianco a quello dove c'era la mia testa spaccata, e guardarmi compiaciuto, mentre con le mani si sarebbe sciacquato il pene macchiato di rossetto nero. Tutto questo non l'ho scritto perché mi rompevo i coglioni di espanderlo e creare un intreccio logico con il tutto, quale tutto poi non so).

Nashville: un interessante negozietto di vinili, usato e rarità, in quel di Milano.



22 dicembre 2003

La causa persa

Trascorsi il pomeriggio a strappare ciuffi di erba cipollina ed odorarla. Sarei passato di lì dopo qualche giorno e avrei trovato quegli stessi ciuffi ingialliti. Al tramonto mi incamminai verso il casolare, tagliando per la proprietà del signor Molteni.
A metà strada, tra un cespuglio di rovi e il fogliame putrefatto dei faggi, incontrai il Sironi, vecchio compagno delle scuole medie.
"Quanto tempo!", dissi.
"Eh, sì, ne è passata di acqua sotto i ponti!"
Rimasi atterrito. Come faceva a saperlo? Non ci avevo mai pensato, eppure era un'osservazione così banale. Non l'avevo nemmeno mai intuito.
Il Sironi mi guardò interrogativo.
"Che succede?", chiese.
"Oh, niente... cioè, quali ponti? Tutti?"
Subito dopo averlo domandato mi infilai la mano sinistra in tasca. Restammo alcuni istanti a fissarci. Il Sironi rise, "allora, stronzo, come va?"
Lì per lì non seppi come rispondere. Non è vero che andava bene, perché non c'era niente che potesse andare male, in quel periodo. Semplicemente le cose andavano, come trascinate da un fiume. Non volevo dargli la soddisfazione di rispondergli che andavano male. E poi non andavano male.
"Boh".
Il Sironi fece di sì con la testa.
Avanzai sul sentiero e passai oltre. Il Sironi mi salutò alle spalle dopo qualche metro.
Giunto a casa consultai il libro dell'enciclopedia. Ne consultai parecchi, invece. Raccolsi molti dati, impiegai tutta la notte, e alla fine scrissi il risultato su un pezzettino di carta.
Il giorno dopo trascorsi il pomeriggio ad aspettare che l'erba cipollina strappata il giorno prima si seccasse. Piegavo e spiegavo il pezzettino di carta. Alla fine del pomeriggio l'erba cipollina era ancora verde. Ripresi il sentiero di ritorno nella proprietà del signor Molteni. Mi fermai al punto in cui incontrai il Sironi. Lo aspettai per un'ora. All'inizio comparve Venere e dopo pochi minuti il cielo si riempì di stelle.
Si era fatto tardi.
Prima di tornare a casa spiegai il pezzettino di carta e lo sistemai sul tronco di un faggio, affinché Sironi potesse leggerlo quando sarebbe passato. Cinquecento mila miliardi di metri cubi.



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